Il credito costa sempre di più a famiglie e piccole imprese, mentre i conti correnti rendono sempre meno. Lo riporta Money.it, citando i numeri dell’ufficio studi di Unimpresa, l’associazione datoriale italiana, pubblicati martedì 11 agosto. A marzo il credito al consumo sfiorava in media il 10,34%. Alle Pmi il credito è costato invece il 4,18% per i loro finanziamenti.

Il dato sorprende perché arriva dopo un lungo ciclo di riduzioni del costo del denaro. Il ciclo di tagli della BCE era partito il 6 giugno 2024 e si era fermato il 5 giugno 2025, prima di una lunga pausa e di un rialzo: la BCE l’11 giugno ha alzato di 25 punti base i tassi sui depositi, che sono saliti al 2,25% dal 2%. Il credito alle famiglie, però, non ha seguito lo stesso percorso. Il TAEG sul credito al consumo era al 10,50% a gennaio 2025 ed è sceso di appena 0,16 punti in oltre un anno, con una breve parentesi sotto la doppia cifra a dicembre 2025 prima di risalire nei primi mesi di quest’anno.

Sul fronte della casa la trasmissione dei tagli è stata parziale. Tra gennaio e febbraio il costo dei mutui era salito al 3,87%, poi a marzo è sceso leggermente, fermandosi al 3,81%.

Restano le Pmi a pagare il conto più salato quando cercano credito. Sotto la soglia del milione di euro, dove si concentra la gran parte dei loro prestiti, il tasso è al 4,18%, con un minimo del 3,95% toccato nell’agosto 2025. Le aziende più grandi se la cavano meglio: chi chiede oltre un milione di euro paga in media il 2,99%, un divario di circa 1,2 punti rispetto a quanto pagano le imprese più piccole. La dimensione dell’impresa pesa quasi quanto il merito di credito nella trattativa con la banca.

Sul lato opposto del bilancio, chi tiene i risparmi in banca guadagna sempre meno. Il rendimento medio dei depositi di famiglie e imprese si è fermato allo 0,65%, contro lo 0,85% di inizio 2025. Il conto corrente resta il prodotto meno remunerativo in assoluto, fermo allo 0,29%: un anno fa rendeva lo 0,41%. La stessa flessione riguarda i depositi vincolati: il rendimento medio è passato dal 3,14% di inizio 2025 al 2,45% di marzo, un calo di circa 0,7 punti nell’arco di poco più di dodici mesi.

Il differenziale che ne risulta resta ampio. Chi tiene i soldi su un conto corrente guadagna in media oltre dieci punti percentuali in meno di quanto costa il credito al consumo, calcola Unimpresa. Per le piccole imprese lo scarto tra quanto rendono i depositi e quanto costano i prestiti si ferma a 3,53 punti, per quelle di dimensioni maggiori scende a 2,34. Il vicepresidente Giuseppe Spadafora parla di una dinamica ormai consolidata: il calo del costo del denaro deciso dalla BCE ha avvantaggiato subito le banche sulla raccolta, senza alleggerire allo stesso ritmo il costo del credito destinato a famiglie e piccole imprese.

Chi ha liquidità ferma su un conto corrente sta perdendo potere d’acquisto ogni mese che passa: conviene confrontare il rendimento con un conto deposito vincolato prima del prossimo rinnovo. Chi invece deve chiedere un prestito al consumo non dovrebbe aspettarsi un miglioramento rapido del TAEG nei prossimi mesi.

Dati e analisi del Centro Studi di Unimpresa, ripresi da Money.it nell’articolo di Laura Naka Antonelli dell’11 agosto 2026.