La trattativa per rinnovare il contratto dei bancari procede a fatica. Secondo Il Sole 24 Ore, l’ultimo incontro tra Abi e sindacati, dedicato a benessere organizzativo e welfare, ha toccato 120 punti ma ha lasciato i sindacati senza risposte sui singoli temi. Il contratto è scaduto il 31 marzo e riguarda 260mila lavoratori del credito.
Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, attribuisce il rallentamento alle operazioni straordinarie che stanno impegnando le banche. Per lui gli istituti temporeggiano e nessuno indica dove vada il settore. Molte richieste del sindacato sono state respinte, in particolare quelle che puntavano a superare la normativa vigente.
Sui singoli capitoli il quadro è misto. Sulla pay transparency, la trasparenza retributiva, l’associazione delle banche rimanda alla disciplina europea e non vede margini di modifica. Sull’informativa annuale prevista dall’articolo 14, che racconta ai sindacati le prospettive strategiche del settore, c’è invece apertura a fornire più dati quantitativi.
Le banche non hanno accolto l’idea di rendere obbligatoria la rendicontazione di sostenibilità: parlano di rafforzarla, senza vincoli. Per il part time si apre uno spiraglio, ma solo in casi specifici ancora da individuare. Sui provvedimenti disciplinari si è discusso a lungo di tempi più brevi, che però dipendono anche dalla complessità delle indagini.
Il welfare è la materia più delicata. I sindacati stessi riconoscono che quello bancario è tra i più avanzati e chiedono di uniformare le condizioni tra i diversi istituti. Prestazioni come l’asilo nido, però, non si possono imporre in modo strutturale a tutte le banche.
Il metodo è il vero punto di scontro. Abi propone un tema per ogni incontro, e oltre a quello appena concluso ne sono già fissati altri due, a fine mese: il 26 e poi il 29 ottobre. Sileoni boccia questa scaletta. A suo giudizio il contratto nazionale non si esamina a pezzi: regola i diritti e le tutele di un’intera categoria, e senza un progetto complessivo la discussione non porta lontano. Il sindacalista vuole sapere quale modello di banca abbiano in mente gli istituti e quale ruolo riservino a chi ci lavora. Senza risposte chiare, avverte, i sindacati prenderanno posizioni energiche.
Le critiche arrivano da tutte le cinque sigle. Per la First Cisl, Riccardo Colombani domanda all’Abi una svolta di ritmo. Per la Uilca, Fulvio Furlan giudica miope l’atteggiamento delle banche. La Fisac, con Susy Esposito, aspetta di vedere dove l’associazione voglia portare il tavolo. Luca Pinton, per Unisin Confsal, descrive una trattativa priva di visione per i lavoratori.
Il 21 ottobre può cambiare il clima. In quella data è convocato il Consiglio direttivo di Abi, che dovrà dare un mandato al comitato sindacale dell’associazione, che ha come presidente Ilaria Maria Dalla Riva. Per la prima volta sono invitati tutti i componenti, un segnale letto dal quotidiano come volontà di coinvolgere la pluralità delle posizioni. Dopo il mandato, il confronto potrebbe prendere un’altra piega, anche se Il Sole 24 Ore usa il condizionale.
Per i bancari, il rinnovo non è dietro l’angolo. Il mandato del 21 ottobre e il tavolo del 26 diranno se le banche portano risposte sul modello di settore, prima che i sindacati passino alle azioni annunciate.
Secondo Il Sole 24 Ore, in un articolo di Cristina Casadei pubblicato il 14 ottobre 2026.