Il mercato dei concerti in Italia ha chiuso l’estate 2026 con un incasso complessivo di 815 milioni di euro, la cifra più alta mai registrata per una singola stagione. La spesa dei fan è salita del 5% sull’anno precedente, secondo la rassegna pubblicata da Il Sole 24 Ore. Il numero aggregato, però, nasconde un cambiamento nella struttura della domanda.

I dati di TicketOne raccontano dove si concentra la crescita: i biglietti più cari, quelli della fascia Gold e Pit, toccano quota 500 euro e sono passati dal 5 al 7% del totale venduto in un anno. Cresce così il peso dei superfan, il pubblico disposto a spendere una cifra importante pur di restare vicino al palco. È un segnale di polarizzazione dei prezzi, non di una crescita uniforme della spesa media per biglietto.

I grandi eventi restano però una minoranza numerica dentro il settore. Nel 2025 il totale dei concerti censiti tra i generi rock, pop e musica leggera è stato di 39.195, e appena 368 hanno superato la soglia dei 10.000 spettatori a serata. Altri 19.428 eventi hanno contato meno di mille paganti, mentre 16.611 sono stati offerti gratuitamente al pubblico. Bruno Sconocchia, che guida Assoconcerti, mette in guardia da un errore di prospettiva: separare il segmento dei grandi concerti da quello dei piccoli locali. I primi muovono fatturato e occupazione, ma è nei piccoli locali e nelle rassegne minori che si formano i futuri protagonisti di palasport e stadi.

Il pubblico dal vivo si allarga anche per motivi generazionali. Sconocchia descrive i concerti come occasioni di incontro capaci di mettere insieme chi ha conosciuto un artista tanti anni fa e chi lo scopre solo adesso, sotto lo stesso palco. Le produzioni, nota ancora Sconocchia, sono cambiate radicalmente rispetto al passato: oggi palchi, luci e regia video comportano investimenti tecnologici rilevanti, che si riflettono sui costi di ogni data.

Sul fronte dei promoter, D’Alessandro & Galli, realtà legata al gruppo Eventim, ha totalizzato 155.000 biglietti venduti nella stagione. A trainare i conti sono stati due appuntamenti. Il festival “La Prima Estate” ha portato a Lido di Camaiore le date di Gorillaz e Nick Cave, davanti a 60.000 paganti. Si aggiunge il Lucca Summer Festival, nell’edizione di quest’anno, con nomi come David Byrne e Katy Perry davanti a un pubblico complessivo di 95.000 persone nel corso della rassegna. Il fondatore Mimmo D’Alessandro osserva che gli ingaggi richiesti dagli artisti sono aumentati in maniera talvolta illogica anche mentre gli spettatori non mancano, e che la burocrazia resta un freno costante per chi organizza gli eventi. È un dettaglio che ridimensiona la lettura del record: gli incassi salgono, ma una parte della crescita viene assorbita da costi che gli stessi organizzatori faticano a controllare.

Il numero dei festival cresce di pari passo. Un’indagine dell’ateneo romano La Sapienza, richiamata da Carlo Parodi, a capo di Assomusica, calcola che le rassegne siano salite da 90 nel 2025 a 121 nel 2026. L’aumento riflette la fiducia crescente di enti locali e amministrazioni regionali nel valore turistico e culturale delle rassegne musicali per i territori che le ospitano.

Chi valuta l’acquisto di un biglietto per la prossima stagione dovrebbe tenere conto che i posti Gold e Pit, ormai il 7% del venduto, si esauriscono per primi: prenotare con largo anticipo resta l’unico modo per non pagare il sovrapprezzo del mercato secondario.

Dati e dichiarazioni tratti dall’inchiesta di Francesco Prisco e Andrea Biondi per Il Sole 24 Ore, pubblicata il 26 luglio 2026.