Con 10.000 euro fermi su un conto corrente, il tempo per arrivare a 1.000 euro di guadagno netto va da diversi anni a poco più di due, secondo un’analisi di Money.it. La differenza non dipende dalla cifra di partenza, ma da quanto rischio si accetta di prendersi. Chi vuole la certezza del capitale paga quella sicurezza in anni di attesa. Chi accetta l’oscillazione dei prezzi può tagliare i tempi anche di due terzi.
Tra gli strumenti senza rischio di mercato, i depositi vincolati delle Poste restano corti: i Depositi Supersmart non superano i 540 giorni, tra sei e diciotto mesi, un orizzonte troppo breve per portare 10.000 euro fino a un guadagno di 1.000 euro senza rinnovare più volte il prodotto. Tra i buoni fruttiferi, il buono Soluzione Eredità arriva a poco sopra il 10% lordo dopo quattro anni: tolte le tasse il traguardo scende a 908,36 euro su un obiettivo di mille, prima ancora di contare 80 euro di bollo, e la sottoscrizione resta comunque riservata a una platea ristretta di clienti.
I depositi vincolati a 48 mesi offerti dalle banche mostrano invece tassi lordi del 3,50%, che al netto delle imposte scendono al 2,59% annuo. Il guadagno finale, depurato di trattenute e bollo, si ferma intorno ai 955 euro: più alto di quanto renda il buono postale. Restano due limiti pratici. L’accesso dipende dai requisiti fissati da ciascuna banca, e uscire prima della scadenza è quasi sempre impossibile.
Chi accetta il rischio di mercato in cambio di più opzioni guarda ai BTP, con scadenze e strategie diverse tra loro. Il BTP a tasso fisso 2,7% con scadenza nell’ottobre 2030 (ISIN IT0005654642) scambia ogni giorno tra 50 e 100 contratti sul MOT, il mercato telematico dove si comprano e vendono i titoli di Stato. Il prezzo è sotto la pari, a 97,94, e questo spinge il rendimento a scadenza al 3,26%, calcolato da Borsa Italiana. Con 4,14 anni ancora da percorrere, il titolo copre l’obiettivo di 1.000 euro netti, tasse, bollo e commissioni comprese.
Alzando ulteriormente il rischio, un’obbligazione sovrana rumena in euro, cedola dell’1,375%, ISIN XS2262211076, scade il 2 dicembre 2029: quota 91,70 e rende lordo il 4,02%. Bastano 3,308 anni per arrivare ai 1.000 euro netti, al netto di una tassazione al 12,50% che colpisce interessi e guadagno in conto capitale, più il bollo del 2 per mille.
Il BTP con cedola al 5%, ISIN IT0004532559, matura nel settembre 2040 e porta allo stesso obiettivo netto in appena 28 mesi, grazie al flusso delle cedole. Il prezzo però è sopra la pari, 108,80, il rendimento a scadenza è del 4,23% e la duration modificata di 9,82 segnala che le quotazioni si muovono molto sul mercato secondario. Se i corsi tornassero verso il massimo del 2026, a 115,60, nell’arco di un anno, il guadagno arriverebbe dalla somma di cedole e rivalutazione del capitale: uno scenario che funziona solo se i prezzi salgono, perché un’inversione allungherebbe i tempi invece di accorciarli.
Per chi ha davvero 10.000 euro fermi sul conto, la scelta è tra il tempo di attesa e il rischio di prezzo che si è disposti a sopportare. Chi non toccherà quei soldi per anni può restare sui prodotti a capitale protetto. Chi ha margine per seguire il mercato nei prossimi mesi dovrebbe controllare il prezzo dei BTP più lunghi prima di bloccare tutto in un deposito vincolato a scadenza fissa.
Dati e calcoli riportati da Money.it in un’analisi di Stefano Vozza pubblicata l’11 agosto 2026.