Nei primi sei mesi del 2026 Commerzbank ha portato a casa un utile netto di 1,8 miliardi, il miglior risultato semestrale della sua storia recente e circa il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. A spingere il totale è stato soprattutto il secondo trimestre, dove i profitti sono saliti fino a quota 898 milioni.

Il mercato ha reagito con cautela. Il titolo è rimasto sostanzialmente fermo intorno a 39 euro nelle ore successive alla diffusione dei conti, un livello comunque vicino ai massimi dell’ultimo anno. Da quando la banca ha lanciato il piano Momentum 2030, nel febbraio 2025, le sue azioni hanno praticamente raddoppiato il proprio valore.

I ricavi complessivi sono saliti del 7%, arrivando appena sopra quota 6,5 miliardi, mentre il risultato operativo ha segnato un massimo storico a 2,7 miliardi. Commerzbank ha confermato sia le stime sull’intero esercizio sia gli obiettivi del piano triennale, un segnale che la banca considera il semestre coerente con la rotta annunciata, non un’eccezione da rivedere.

Per il 2026 l’obiettivo dichiarato è un utile netto sopra quota 3,4 miliardi, con una restituzione agli azionisti da circa 3,2 miliardi tra cedole e riacquisti di azioni proprie. L’istituto punta a girare l’intero utile netto agli azionisti (escluse le cedole sugli strumenti AT1) e conta di alzare la fetta destinata ai dividendi fino a coprire almeno metà del totale. La BCE ha già dato il proprio assenso a un nuovo piano di riacquisto azionario da 1,2 miliardi, che manca ancora dell’ultimo passaggio davanti al regolatore bancario tedesco. Bettina Orlopp, amministratrice delegata di Commerzbank, ha parlato di un risultato senza precedenti per il periodo gennaio-giugno, presentandolo come la prova della tenuta del modello di business dell’istituto, secondo quanto riportato da Forbes.it.

Sullo sfondo dei conti resta la partita di controllo con UniCredit. Dopo la chiusura della sua offerta pubblica di scambio, la banca guidata da Andrea Orcel ha ormai circa il 47,6% del capitale di Commerzbank e quasi la metà dei diritti di voto: una quota che la rende di fatto il primo azionista dell’istituto tedesco, anche se il passaggio formale delle azioni conferite resta sospeso in attesa del disco verde dei regolatori.

Orlopp ha provato a delimitare il perimetro della partita. Anche se UniCredit dovesse ottenere più della metà dei voti nell’assemblea dei soci, ha spiegato, non potrebbe da sola imporre le mosse strutturali più rilevanti della banca: servirebbe comunque un’intesa tra le parti sul modello di business e sul coinvolgimento degli altri stakeholder. È una difesa che punta più sulle regole di governance che sui numeri di bilancio, ed è proprio su quel terreno che si deciderà l’esito della partita, non nei risultati trimestrali.

Chi investe sul titolo Commerzbank nei prossimi mesi dovrebbe guardare due scadenze più del prossimo bilancio: quella del disco verde tedesco al buyback e quella in cui i regolatori si pronunceranno sul trasferimento definitivo delle azioni a UniCredit. È lì, non nei conti del trimestre, che si capirà chi controlla davvero la banca.

Dati e dichiarazioni riportati da Forbes.it nell’articolo pubblicato il 6 agosto 2026.