L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il mangime speciale indicato dal veterinario per un cane o un gatto non entra tra le spese che danno diritto alla detrazione del 19% in dichiarazione dei redditi. Lo ha specificato attraverso la rubrica FiscoOggi, richiamando la circolare numero 14 del 2023 sulle detrazioni Irpef.

Il tema riguarda un numero crescente di proprietari. Ai gatti e ai cani vengono diagnosticate sempre più intolleranze e allergie alimentari, e dopo una sterilizzazione o in presenza di calcoli e cistiti il veterinario prescrive spesso una dieta specifica. Quei prodotti costano tipicamente più del cibo comune, e la domanda che arriva ogni anno all’amministrazione fiscale è se quella spesa in più possa essere trattata come una cura.

La norma di riferimento è il Tuir, cioè il testo unico dell’imposta sui redditi. Per chi possiede un animale da compagnia, o lo usa per attività sportiva, la detrazione del 19% copre le visite del veterinario, i farmaci che prescrive (quelli definiti dal decreto legislativo 193 del 2006), le analisi di laboratorio e gli interventi in clinica. Il tetto annuo è di 550 euro, con 129,11 euro di franchigia: sotto quella soglia non spetta nulla. Il limite vale per l’intero nucleo che sostiene la spesa, non per singolo animale: due cani in casa non raddoppiano il tetto.

Un contribuente aveva chiesto esplicitamente se il mangime prescritto potesse rientrare tra i medicinali, vista la ricetta del veterinario. La risposta è stata negativa: secondo l’Agenzia, resta un prodotto alimentare anche con l’indicazione del professionista, e la stessa esclusione vale per gli integratori pensati per colmare carenze di vitamine o proteine. La ricetta cambia la dieta dell’animale, non la natura fiscale della spesa.

Chi ha un reddito importante vede comunque ridursi l’importo detraibile, anche per la parte di spesa che resta ammessa. Fino a 75.000 euro di reddito la detrazione si applica per intero. Tra 75.000 e 100.000 euro scatta il quoziente familiare, che porta l’importo massimo utilizzabile su queste spese a 7.000 euro senza figli a carico, cifra che sale con ogni figlio fino a 14.000 euro. Sopra i 100.000 euro il tetto scende ulteriormente, a partire da 4.000 euro senza figli.

Per chi tiene le ricevute in vista della prossima dichiarazione, la distinzione pratica è tra lo scontrino del negozio di alimenti e la fattura dello studio veterinario: solo la seconda, insieme a farmaci e analisi, entra nel calcolo del 730. Conviene separarle già ora, invece di scoprirlo al momento della compilazione.

Secondo quanto riportato da Money.it il 24 agosto 2026, il chiarimento arriva dall’Agenzia delle Entrate attraverso la rubrica FiscoOggi.