La manovra per il 2027 taglia la cedolare secca sugli affitti a canone concordato dal 10% al 5%. Per gli inquilini sotto i 36 anni l’aliquota scende all’1%. Lo riporta Money.it, che ha letto il disegno di legge arrivato a Montecitorio il 30 ottobre, due giorni dopo il via libera del governo.
Il taglio vale per i soli contratti firmati nel 2027, e riguarda i canoni incassati fino al 2031 compreso, a partire da gennaio 2027. I contratti già in corso restano fuori, anche se a canone concordato. Chi ha un inquilino da anni continua quindi a pagare il 10%.
L’agevolazione tocca anche i canoni del primo rinnovo per i contratti nuovi, sempre entro il 2031, come dice il comma 4. Per chi firma l’anno prossimo vale quindi l’aliquota ridotta pure al rinnovo successivo, ma la scadenza resta quella.
Sull’età degli inquilini la differenza con l’annuncio è di formulazione. Giorgia Meloni aveva parlato di conduttori fino a 35 anni, mentre il testo scrive meno di 36 anni quando si firma. Contando gli anni compiuti, il limite è identico. La conferma definitiva spetta all’esame in Commissione Bilancio.
La novità è la clausola anti-abuso. L’aliquota ridotta viene negata solo se si verificano tutte e tre queste condizioni. Al 30 settembre 2026 doveva esserci già un contratto concordato tra un inquilino e il proprietario stesso, per lo stesso appartamento. Quel rapporto deve poi essere interrotto prima della scadenza nel 2027. Il nuovo accordo, infine, va stipulato con chi abita già lì oppure con parenti del precedente inquilino.
Un esempio chiarisce il meccanismo. Un proprietario ha un contratto in corso e lo chiude nel 2027 per firmarne un altro con il figlio dell’inquilino, che vive già nell’appartamento: niente aliquota ridotta. A coincidere devono essere proprietario e immobile, non per forza l’inquilino. Chi applica comunque il 5% rischia, se l’Agenzia delle Entrate controlla, di dover versare l’imposta mancante con sanzioni e interessi.
Restano due punti senza risposta. Il primo riguarda i Comuni. Oggi il 10% vale soltanto in alcune zone: le grandi città del decreto legislativo 23 del 2011, gli altri capoluoghi, i centri ad alta tensione abitativa e quelli colpiti da calamità. Non è detto se il 5% e l’1% seguiranno la stessa mappa. Se fosse così, tanti centri più piccoli con accordi territoriali attivi non vedrebbero alcun taglio.
Il secondo nodo è un possibile scontro tra due commi. Da un lato il comma 4 estende il beneficio al primo rinnovo dei contratti del 2027. Dall’altro il comma 6 tiene fuori dalle aliquote basse gli accordi prorogati o rinnovati nell’anno. Una lettura plausibile: l’esclusione mira alle proroghe dei contratti vecchi e rimanda soltanto ai primi tre commi. Sarebbe allora un rinvio scritto male, non una regola voluta. Lo chiarirà il testo definitivo.
Il disegno di legge ha 157 articoli e dovrebbe approdare in Commissione Bilancio a giorni. Money.it segnala che sulla cedolare secca dei canoni concordati non risultano emendamenti: l’esame è agli inizi e nessun dettaglio è definitivo.
Chi pensa di affittare a canone concordato dal prossimo anno farebbe bene a verificare se il suo Comune rientra nella mappa attuale e a seguire gli emendamenti in Commissione, perché lì si decide anche il destino dei rinnovi.
Secondo Money.it, che ha analizzato il testo del disegno di legge di Bilancio 2027 nell’articolo pubblicato il 5 novembre 2026.