Un carico fiscale affidato oggi ad Agenzia delle Entrate Riscossione impiega in media 5,1 anni prima di trasformarsi in un incasso effettivo, contro i 4,8 anni del 2024. È quanto emerge dal rapporto sul recupero crediti pubblicato dal Dipartimento delle Finanze, riferito all’attività svolta nel 2025. Rispetto al 2021, quando la stessa attesa arrivava a sei anni, il dato di quest’anno segna comunque un miglioramento.

Il problema principale non è la lentezza della macchina amministrativa, ma la quota di crediti effettivamente incassati. Sui nuovi carichi affidati nel 2025 l’agente di riscossione ha recuperato solo il 2,07% del valore. Guardando all’ultimo triennio nel suo insieme la quota sale al 5,64%, un livello comunque basso per un sistema che gestisce miliardi di euro ogni anno.

C’è però un segnale positivo tra i contribuenti. Nel 2025 il 21,54% di chi ha ricevuto una cartella l’ha saldata subito dopo la notifica, contro il 20,24% del 2024 e il 16,82% del 2023. Pagare in fretta resta la scelta più diffusa tra chi può permetterselo, e la quota cresce ogni anno.

Il volume complessivo resta enorme: nel 2025 l’agenzia ha notificato 24,2 milioni tra cartelle e ulteriori comunicazioni di riscossione. Sono stati concessi 22.572 piani di rateizzazione a contribuenti in comprovata difficoltà economica, mentre sono 1.179 i casi avviati per importi oltre i 500.000 euro.

Le tempistiche lunghe non dipendono solo dall’organizzazione interna: la legge impone passaggi obbligati a tutela di chi riceve la cartella. La notifica apre una finestra di almeno 60 giorni prima che l’ente possa avviare azioni esecutive. Se il debito resta non pagato, l’ente deve inviare un ulteriore preavviso che concede altri 30 giorni, prima di poter procedere con fermo, ipoteca o pignoramento. Un ricorso giudiziario, oppure un’istanza di sospensione presentata in autotutela, blocca l’orologio della riscossione fino alla decisione.

Proprio questi numeri spiegano perché la Riforma della Riscossione, in vigore dal decreto legislativo 110 del 2024, abbia introdotto il discarico automatico. Trascorsi cinque anni senza esito, l’agente di riscossione può restituire il credito allo Stato, ai Comuni o all’Inps, evitando che il magazzino dei crediti inesigibili continui a crescere: riguarda debiti intestati a persone fallite, decedute o senza beni da aggredire.

I dati del 2025 fotografano quindi l’ultima fase del vecchio meccanismo: la cancellazione dei carichi non recuperabili diventerà la norma solo con la piena applicazione della riforma.

Per chi ha una cartella aperta, la convenienza a pagare entro i 60 giorni dalla notifica resta netta: chiude subito la pendenza ed evita che scattino fermo o ipoteca una volta esaurito il termine del preavviso successivo.

Dati riportati da Money.it il 27 agosto 2026, sulla base del rapporto del Dipartimento delle Finanze sull’attività di recupero crediti 2025 di Agenzia delle Entrate Riscossione.