L’autotrasporto italiano è in agitazione per il prezzo del gasolio. Unatras, l’unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, minaccia di fermare i Tir in tutto il Paese se il governo non darà risposte certe e immediate, come riporta Il Sole 24 Ore.

Le proteste sono partite dal Sud, con presidi e manifestazioni nate spontaneamente sul territorio. Il quotidiano economico scrive che l’agitazione potrebbe allargarsi ad altre regioni, con esiti imprevedibili. Per Unatras il costo del gasolio sta mettendo in difficoltà migliaia di imprese.

In Puglia i blocchi sono autonomi. Unatras descrive un contesto di insicurezza, con rischi per l’incolumità di chi lavora. Altre iniziative sono già programmate in Calabria e in Sicilia da gruppi e comitati che agiscono per conto proprio. Secondo l’associazione, sono la manifestazione più estrema di un disagio ormai diffuso, che le imprese non riescono più a reggere.

Il caso più visibile è Cosenza. Quasi tutti i distributori hanno esaurito sia la benzina sia il diesel, e la mobilità cittadina ne risente. Il problema si sta estendendo ad altre province. Nei giorni scorsi le code alle pompe sono state lunghe, con automobilisti che hanno preso d’assalto le stazioni di servizio.

Giovedì 15 ottobre erano annunciate nuove mobilitazioni di agricoltori e autotrasportatori nel Cosentino: Rende, Montalto Uffugo e le coste ionica e tirrenica. Gli organizzatori puntano a una partecipazione ampia, per richiamare l’attenzione del governo sul carburante e sui rincari che pesano sulla produzione.

Il danno si vede anche nell’agroalimentare. Confagricoltura Bari-BAT descrive uno stallo logistico che blocca il movimento delle merci nel Foggiano da più di tre giorni. A rischio ci sono soprattutto i prodotti freschi e freschissimi, deperibili, destinati ai mercati italiani e a quelli esteri. Molti mezzi pesanti con il carico a bordo sono fermi presso i distributori della provincia di Foggia e non possono ripartire. La filiera vive di consegne puntuali, e per l’associazione il danno è incalcolabile.

Dietro la protesta c’è anche una questione di metodo. Unatras accusa il governo di ignorare le richieste di confronto avanzate a livello nazionale dalle associazioni del settore, e indica proprio questa assenza di dialogo come ciò che ha fatto precipitare la situazione. Sul tavolo ci sono i costi di gestione, il gasolio in testa, e un mercato che l’associazione descrive come sempre meno regolato, senza protezioni concrete per le imprese.

Il rischio, nelle parole di Unatras, è il blocco completo della logistica e dell’economia italiana. È una valutazione dell’associazione di categoria, non una stima indipendente, e il quotidiano non riporta alcuna cifra sul danno complessivo.

Il passaggio da seguire è se il governo accetta l’incontro chiesto da Unatras: da quella risposta dipende la decisione sul fermo nazionale.

Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Marco Morino pubblicato il 15 ottobre 2026.