Il trasporto ferroviario di merci in Italia perde ancora terreno. Secondo le proiezioni di Fermerci, l’associazione di categoria del settore, la stima per fine 2026 è di circa 47 milioni di treni-km, il 4% in meno del 2025. Il presidente Clemente Carta lo ha detto giovedì 5 novembre a Roma, durante l’evento Mercintreno ospitato dal Cnel.

Fermerci rappresenta oltre l’80% delle imprese ferroviarie che muovono merci sulla rete italiana, e per Carta questo è l’anno più critico di sempre. Le cause che elenca sono cinque, in ordine cronologico: il crollo dei traffici durante il Covid, poi l’impennata delle bollette energetiche, poi la frenata dell’industria europea, i limiti ai valichi alpini e le interruzioni di linea dovute ai 1.300 cantieri del Pnrr.

I numeri raccontano una discesa lunga. Nel 2021 i treni merci avevano percorso 53,8 milioni di chilometri; nel 2025 si è arrivati a 49,4 milioni. Il calo tra 2022 e 2025 è del 7,8%, e solo l’ultimo anno ha perso il 3,5%, la terza flessione consecutiva. Nei primi sei mesi del 2026 la discesa è stata più ripida: il calo è stato dell’8,1% sul primo semestre 2025, e mancano più di 2 milioni di treni-km.

C’è poi il confronto con l’estero. In Italia la ferrovia porta l’11,6% delle merci, contro il 16,6% della media europea. La Germania supera il 20% e l’Austria arriva al 30%. Sono cifre fornite da Carta, quindi arrivano dall’associazione che chiede sostegno e non da una verifica indipendente.

Il rischio che Fermerci indica riguarda i prossimi tre anni. I limiti sulle reti europee, a cominciare da quella tedesca, potrebbero sommarsi alle chiusure dei valichi alpini, restringendo collegamenti e alternative. Per l’associazione i lavori sulla rete italiana sono necessari. Il problema è che il loro peso sul traffico merci minaccia i risultati di un decennio di politiche pubbliche pensate per spostare i carichi dalla strada ai binari.

Carta lamenta anche un problema di coordinamento: le imprese aspettano a lungo contributi su cui hanno già costruito i piani, mentre i programmi dello Stato e quelli delle Regioni non sempre dialogano. Per questo Fermerci ha accolto l’invito del Cnel e ha scritto una proposta di legge. Secondo Carta non pesa sulla finanza pubblica, perché punta a usare meglio le risorse che già ci sono.

Il testo prevede tre mosse. Primo: scadenze sicure per incassare i contributi. Secondo: incentivi allineati alla disciplina Ue sugli aiuti pubblici alle imprese. Terzo: le Regioni potranno aggiungere fondi propri a quelli statali. Spetterà al Cnel farla propria e portarla in Parlamento grazie al potere di proporre leggi che la Costituzione gli attribuisce.

Resta una richiesta separata, rivolta a Governo e Parlamento: un piano che garantisca risorse adeguate e continue al settore. Fermerci chiede che arrivi con la manovra del prossimo anno. Per le imprese di logistica e per chi spedisce merci su rotaia, il passaggio da seguire è il testo della manovra: lì si vedrà se il sostegno arriva prima che i cantieri finiscano.

Secondo Il Sole 24 Ore, che il 5 novembre 2026 ha riportato l’intervento di Clemente Carta, presidente di Fermerci, all’evento Mercintreno a Roma.