Nei nove mesi di quest’anno Azimut ha messo a segno 382,3 milioni di euro di utile netto ricorrente, il 4% in più dei 366,7 milioni incassati un anno prima. Il consiglio di amministrazione ha approvato i conti al 30 settembre e ha mantenuto gli obiettivi per l’intero 2026, nonostante il rallentamento di ottobre. Lo racconta Wall Street Italia.
Il dato in evidenza nel titolo non è però l’unico. L’utile netto del gruppo è sceso a 373,4 milioni, contro i 386,2 milioni di un anno fa. Nel solo terzo trimestre il calo è più netto: da 146,5 milioni a 131,8.
I ricavi sono saliti a 1,17 miliardi, da 1,01 miliardi, con una crescita del 15,6%. A spingerli sono state le commissioni ricorrenti, aumentate del 17%, grazie ai contributi di Brasile, Turchia, Singapore, Stati Uniti e Italia. Anche i costi operativi sono cresciuti, da 542 milioni a 642, perché il gruppo sta ampliando la presenza all’estero e rafforzando la rete commerciale.
Il risultato operativo vale 529,2 milioni, contro i 471,4 dell’anno scorso. L’Ebit ricorrente, che esclude le commissioni di performance, arriva a 485 milioni, in aumento del 10%.
Sul fronte della raccolta, ottobre ha deluso. Il gruppo ha incassato 32 milioni di euro netti, di cui 306 milioni nelle soluzioni gestite. Azimut attribuisce il dato a mercati internazionali poco favorevoli: le tensioni su Brasile e Turchia e i tassi in salita negli Stati Uniti e in Europa.
Da gennaio la raccolta netta totale arriva a 10,9 miliardi, e 5,3 miliardi vengono dall’estero: il 49% del totale. Le masse gestite e amministrate sono a 159,2 miliardi a fine ottobre, il 12,9% in più dei 140,9 miliardi di fine 2025. La parte gestita vale 110,8 miliardi, dopo 7,24 miliardi di raccolta dall’inizio dell’anno.
La guidance 2026 resta quella di partenza: 550 milioni di utile netto, senza le componenti straordinarie, e oltre 35 miliardi di raccolta netta. Il secondo traguardo ha una condizione precisa. Dipende dalla chiusura, entro dicembre, dell’acquisizione della turca Yapı Kredi Portföy Yönetimi, oltre che da mercati in condizioni normali. Da gennaio a ottobre ne sono arrivati 10,9: il distacco dal traguardo è ancora ampio. L’amministratore delegato Giorgio Medda ha definito ottobre un mese di particolare difficoltà, confermando però la fiducia negli obiettivi.
Gli azionisti ricevono intanto la loro parte. Il riacquisto di azioni proprie ha già esaurito la prima tranche, 250 milioni, in appena tre mesi. Sommati ai dividendi per oltre 280 milioni versati quest’anno, siamo oltre il 40% del programma di remunerazione previsto da Elevate 2030, la strategia del gruppo.
C’è poi il capitolo Banca d’Italia. L’ispezione di follow-up riguarda Azimut Capital Management SGR e ha dato esito «parzialmente favorevole». L’autorità ha chiesto interventi correttivi su alcune aree, da presentare entro fine novembre 2026. Secondo il gruppo, il piano non blocca la richiesta di FSI a Banca d’Italia per l’operazione TNB. Azimut conta che il deposito arrivi entro la scadenza dell’esclusiva.
Per chi segue il titolo, le date da segnare sono due: la consegna del piano correttivo a fine novembre e il via libera all’operazione turca entro dicembre.
Secondo Wall Street Italia, che ha pubblicato la notizia giovedì 5 novembre 2026, il consiglio di amministrazione di Azimut ha approvato i risultati al 30 settembre.