Il buono fruttifero postale a 4 anni più generoso dell’emittente pubblico CDP rende il 12,55% lordo complessivo, il 10,98% al netto delle tasse. Si chiama Buono Soluzione Eredità e non lo può comprare chiunque. Lo spiega Money.it, che ha messo a confronto i titoli postali con la stessa durata.
Il Buono Soluzione Eredità paga il 3,00% annuo lordo, il 2,64% netto. È riservato a chi ha concluso una successione in Poste: si sottoscrive dal giorno dopo la chiusura della pratica fino al novantesimo giorno da quando le somme vengono liquidate. Il taglio minimo resta 50 euro, e restano uguali le altre condizioni generali.
Per tutti gli altri c’è la proposta chiamata Buono 4 anni Plus, senza requisiti oltre a quelli standard: serve essere maggiorenni e avere un conto postale o un libretto con la stessa intestazione. Il tasso annuo lordo della serie lanciata il 22 settembre è 2,25%, mentre al netto scende all’1,98%. In quattro anni fa il 9,308% lordo e l’8,144% netto.
Poi c’è il 4 anni risparmiosemplice, pensato come un piano di accumulo. Si compra solo in forma dematerializzata e solo da chi aderisce al relativo piano, in ufficio postale. Con rate mensili o bimestrali, il 5 o il 27 del mese, si parte da 50 euro. La versione base rende l’1,25% annuo lordo e l’1,10% netto. Chi arriva ad almeno 24 sottoscrizioni periodiche ottiene la versione premiale, con l’1,50% lordo e l’1,32% netto.
Money.it giudica questa serie ferma ai livelli di prima: i tassi sono definiti anacronistici rispetto al rialzo dei rendimenti visto da settembre in poi. La serie in vendita è ancora la stessa dal 24 luglio 2026.
Il motivo per cui conviene guardare i buoni è l’inflazione. Su quattro anni la perdita di potere d’acquisto può toccare il 10%, e in casi estremi superarlo: 1.000 euro oggi varrebbero circa 900 euro a ottobre 2030, anche lasciandoli fermi sul conto. Tasse e spese di gestione possono solo peggiorare il conto.
I buoni hanno dei vantaggi comuni: nessun rischio di mercato, nessuna spesa di gestione, garanzia dello Stato sul capitale. Sugli interessi si paga il 12,50%. Per l’ISEE, i primi 50mila euro di un nucleo familiare non contano, e quel limite include pure i titoli di Stato e i libretti. C’è però un limite: chi esce prima della scadenza perde gli interessi maturati fino a quel momento.
Sul mercato dei titoli di Stato, secondo Money.it, si trova di meglio. Il BTP 1,65% con scadenza 1 dicembre 2030 (ISIN IT0005413171) ha chiuso martedì 13 a 91,78 e promette il 3,47% annuo netto. In 4,13 anni produce un ritorno netto totale di poco superiore al 14%, con cedole ogni sei mesi.
La scelta dipende da chi sei. Se non hai un conto titoli, hai poco da investire o vuoi evitare il questionario Mifid, i buoni postali restano la strada semplice. Se il conto titoli c’è già e sai per quanto tempo puoi lasciare fermi i soldi, confronta il BTP prima di firmare, soprattutto con somme importanti.
Secondo Money.it, articolo di Stefano Vozza pubblicato sabato 17 ottobre 2026.