Il Ministero dell’Economia mette sul mercato due titoli di Stato insieme: il BTP Valore e, per la prima volta, il BTP Valore Insieme. Il collocamento va dal 19 ottobre al 23 ottobre 2026, e si parte da 1.000 euro per ciascun titolo, e la scadenza per entrambi è il 27 ottobre 2031. Lo riporta Money.it, che ha messo in fila i conti da fare prima di firmare.

I tassi minimi garantiti non ci sono ancora. Il Tesoro li comunicherà venerdì 16 ottobre, giorno in cui l’Istat diffonde anche il dato definitivo sull’inflazione di settembre. Chi decide avrà quindi entrambi i numeri prima dell’apertura.

Il calendario ha una trappola. Le richieste si raccolgono fino alle 13 di venerdì 23, ma il Tesoro può chiudere prima, avvisando il giorno precedente, a partire dalla sera di mercoledì 21. Aspettare l’ultimo giorno è un rischio.

La differenza tra i due titoli sta negli interessi. Il primo paga 20 cedole trimestrali, il 27 di ottobre, gennaio, aprile e luglio, con un tasso che sale in tre tappe: due anni, altri due, poi l’ultimo. Il BTP Valore Insieme non stacca nulla e paga tutto alla fine. L’esempio del Mef: con un tasso complessivo del 12%, mille euro investiti rendono 120 euro lordi.

Il fisco è identico su un punto. Interessi e plusvalenze sono tassati al 12,5%, mentre sui conti deposito l’aliquota è del 26%. Restano l’esenzione dalla successione e l’esclusione dall’Isee fino a 50.000 euro di titoli di Stato. Cambia il momento del prelievo: con il BTP Valore l’imposta esce a ogni cedola, con l’Insieme una volta sola alla scadenza.

Per Davide Iacovoni, direttore del Debito pubblico, i due strumenti si equivalgono dal punto di vista finanziario. Significa che all’emissione offrono lo stesso rendimento, calcolato sull’intera durata, ma non che daranno gli stessi euro. Tre fattori li separano. Chi spende le cedole invece di reinvestirle incassa meno di chi sceglie l’Insieme. Il rinvio dell’imposta aiuta di poco il secondo. Se si vende prima, infine, l’Insieme muove di più il prezzo: perde di più quando i rendimenti salgono, guadagna di più quando scendono.

Questa volta manca il premio fedeltà. Nelle emissioni tra il 2023 e marzo 2026 valeva da 0,5 a 0,8 punti di capitale per chi teneva il titolo fino in fondo. Ora il Mef ha escluso qualsiasi bonus finale.

Poi c’è l’inflazione. Secondo la stima preliminare dell’Istat, a settembre i prezzi sono saliti del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto, trascinati dall’energia. Quella di fondo, senza energia e alimentari freschi, resta all’1,7%. A Francoforte la Bce ha rialzato, il 10 settembre, i tassi per il secondo intervento dell’anno: sui depositi siamo al 2,50%. Le sue proiezioni vedono i prezzi al 3,0% quest’anno, al 2,5% l’anno prossimo e al 2,1% nel 2028. Il prossimo vertice cade a fine ottobre, a pochi giorni dalla chiusura.

Money.it propone un calcolo di prova, prima che escano le cifre definitive. Un BTP Valore con rendimento medio del 4% lordo darebbe circa il 3,5% al netto delle tasse. Con i prezzi che salgono del 4,2%, il rendimento reale oggi sarebbe sotto zero, di circa 0,7 punti. Un mese però non fa un quinquennio. Se i prezzi tornassero verso il 2-2,5% ipotizzato dalla Bce, il bilancio sui cinque anni diventerebbe positivo.

Le cedole sono nominali e fisse. Se i prezzi restassero alti più del previsto, nessuno dei due titoli protegge. Per quello servono il BTP Italia, agganciato ai prezzi italiani, o il BTP€i, agganciato a quelli dell’area euro.

Prima di sottoscrivere, aspetta i tassi di venerdì 16 e decidi se ti servono cedole da spendere o un capitale fermo per cinque anni.

Secondo Money.it, articolo di Tommaso Scarpellini pubblicato mercoledì 14 ottobre 2026.