Il Tesoro ha in circolazione da marzo 2025 un BTP Short Term con cedola annua del 2,65%, codice IT0005641029, che rimborserà a 100 il 15 giugno 2028. Alla chiusura dell’ultima settimana il prezzo era 99,48. Comprarne uno da mille euro nominali costa 994,80 euro, più le commissioni bancarie di collocamento, che di norma si aggirano sui cinque euro. Lo riporta Money.it, sito verticale di finanza personale, in un articolo di Stefano Vozza del 17 agosto 2026.
A quel prezzo il calcolo a scadenza porta il rendimento al 2,96% lordo, 2,61% al netto delle imposte, secondo i dati elaborati da Borsa Italiana. È un valore superiore alla cedola nominale, perché il titolo viene comprato sotto la pari. Sommando cedole e rimborso da qui al 2028, il guadagno complessivo si ferma al 4,7% sui 22 mesi che restano a scadenza. È meno del 5% lordo che il titolo suggerisce nel linguaggio con cui viene presentato. Il 5% è quindi un arrotondamento ottimistico, non il numero che emerge dal calcolo effettivo.
La breve durata residua spiega perché il prezzo si muove poco. La duration modificata ferma all’1,74% e la volatilità annua al 2,56% lasciano poco margine di oscillazione ai prezzi. Da inizio anno le quotazioni sono oscillate tra un minimo di 98,90 e un massimo di 101,04. Dall’emissione, il minimo storico è stato toccato il 23 marzo scorso a 98,9, il massimo il 22 aprile 2025 a 102,24. Il capitale è garantito dallo Stato italiano, salvo un default sovrano. La cedola sconta un prelievo del 12,5%, meno della metà dell’aliquota ordinaria del 26% applicata alla maggior parte dei prodotti finanziari.
Il titolo si scambia liberamente sul MOT in ogni seduta. Negli ultimi trenta giorni i contratti giornalieri sono stati tra 50 e 150, per un controvalore medio compreso tra 6 e 7 milioni di euro. È liquidità sufficiente per entrare e uscire dalla posizione senza differenze di prezzo rilevanti, anche con importi consistenti.
Le stime sull’inflazione nei prossimi 22 mesi la collocano tra il 5 e il 5,5% cumulato, un livello vicino al rendimento lordo del titolo. Al netto di imposte, bollo e commissioni, la stima del rendimento reale scende sotto zero. Il BTP protegge il capitale nominale, non il potere d’acquisto di chi lo tiene fino al rimborso. Per l’orizzonte breve a cui è pensato, cercare un guadagno superiore significa guardare altrove.
Il confronto che conta non è con altri titoli di Stato a scadenza più lunga, ma con l’alternativa più semplice. Tenere la somma ferma sul conto corrente significa lasciare che l’inflazione la eroda per intero, senza alcuna cedola a compensarla. Rispetto a quello scenario il BTP resta comunque meno svantaggioso, anche se il divario è più stretto di quanto suggerisca il richiamo al 5% di guadagno. Per chi gestisce importi elevati il peso delle commissioni fisse di collocamento si riduce in proporzione al capitale investito.
Per chi valuta di parcheggiare qui la liquidità in eccesso rispetto al conto corrente, il dato utile non è la percentuale pubblicizzata ma quella corretta per l’inflazione attesa nei mesi a venire. Nel breve periodo resta un parcheggio a basso rischio per il capitale, non una copertura contro l’erosione del potere d’acquisto legata al carovita.
Dati e analisi ripresi da un articolo di Stefano Vozza pubblicato su Money.it il 17 agosto 2026.