Il Tesoro ha raccolto 7 miliardi di euro in tre aste e ha pagato di più rispetto a settembre. Per il titolo triennale con scadenza 2029 sono arrivati 2,5 miliardi di collocamento, con il 3,69% lordo di rendimento. Rispetto all’asta del 10 settembre sono ventisette punti base in più, e per Radiocor, citata da Money.it, nessun triennale rendeva tanto dal 2023.

Anche le altre due scadenze sono rincarate. Il titolo a sette anni (settembre 2033) ha raccolto 3 miliardi al 4,24%, e il rialzo sul collocamento precedente è di ventisei punti base. Il quindicennale con scadenza ottobre 2041 ha chiuso al 4,84%, per 1,5 miliardi.

La domanda c’è stata. Il rapporto di copertura, cioè le richieste divise per l’importo offerto, è stato di 1,60 sul quindicennale, 1,59 sul settennale e 1,56 sul triennale: numeri ordinari, in linea con i mesi scorsi. Il problema non è chi compra, ma a che prezzo lo fa.

Il mercato secondario racconta un’altra storia. Nella stessa seduta di martedì 13 ottobre il BTP decennale ha rallentato fino al 4,53%, il minimo della settimana, aiutato dal calo del petrolio e dei rendimenti globali. Il Bund tedesco rende il 3,44%, e il divario con l’Italia resta attorno ai 110 punti base.

Il raffronto con gli altri grandi emittenti ribalta l’intuizione. L’OAT francese a dieci anni è al 4,83%, trenta punti base sopra il BTP. Il Treasury americano è al 5,19%, mentre per il gilt britannico si arriva al 5,40%. Il quindicennale italiano appena collocato costa quanto il debito di Parigi su una scadenza più corta di cinque anni.

I conti pubblici non spiegano questa classifica. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio, nel 2026 il debito italiano sale al 138,6% del Pil. Seguono Francia al 118,4%, poi Spagna con 99,3% e Germania con 66,3%. Nel Regno Unito l’ente statistico nazionale ha certificato a fine agosto un debito al 93,8%, quarantacinque punti in meno dell’Italia, eppure Londra paga quasi novanta punti base in più.

Money.it legge il fenomeno così: gli investitori non guardano più solo allo stock accumulato, ma alla credibilità di chi scrive la prossima manovra. Roma ha un piano dei conti già impostato, passato dal Parlamento e concordato con Bruxelles, e nessuna agenzia di rating ne ha tagliato il giudizio quest’anno. Londra ha invece una legge di bilancio ancora in attesa di stesura.

La prova arriva il 28 ottobre. Quel giorno John Healey, cancelliere dello Scacchiere, presenta la sua prima manovra autunnale insieme alle previsioni dell’Office for Budget Responsibility. L’Institute for Fiscal Studies ha stimato che gli altri ministeri senza tagli reali, la sanità con un aumento annuo reale del 2,7% e la difesa fino al 3% del Pil costerebbero, nel 2030-31, sterline per circa 20 miliardi. Con la compensazione di stipendi e produttività si sale a 35 miliardi.

Anche la Bank of England pesa sul quadro. Il 16 settembre ha lasciato i tassi al 3,75% con sei voti a tre, perché i tre dissenzienti volevano un rialzo al 4%. Ad agosto l’inflazione britannica stava al 3,1%. Il trentennale di Londra il 7 ottobre ha toccato il 6,036%, massimo da gennaio 1998, e ora è tornato al 5,93%.

Chi investe in titoli di Stato europei deve segnare due date: il 28 ottobre per il bilancio britannico e il 5 novembre per la riunione della Bank of England. Diranno se il vantaggio di Roma su Londra regge davvero.

Secondo Money.it (Ufficio Studi), nell’articolo pubblicato il 13 ottobre 2026.