Il decennale italiano ha superato il 4,20% di rendimento nella seduta di mercoledì, proseguendo una salita che dura ormai da settimane. Non è un caso isolato: gli OAT, i bond emessi da Parigi, quotano già più in alto, al 4,24%, mentre negli Stati Uniti il Treasury decennale ha toccato in giornata un massimo dal novembre 2023, salvo poi ritracciare parzialmente.
Il movimento non riguarda solo l’area euro. In Giappone i rendimenti dei titoli decennali hanno rotto quota 3%, un livello mai toccato dal 1996, mentre quelli trentennali si avvicinano al 4,2%. La domanda che si fanno tutti i gestori obbligazionari è la stessa: le vendite hanno già toccato il punto più alto o c’è ancora spazio per salire?
Mauro Valle, responsabile del reddito fisso di Generali Asset Management, prova a dare una risposta articolata per ogni area geografica. Sui Treasury americani ritiene che i rendimenti potrebbero aver già segnato i massimi del ciclo, a patto che il mercato continui a fidarsi della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh e che le operazioni di riacquisto dei titoli a lunga scadenza volute dal segretario al Tesoro Bessent funzionino davvero. Finora, va detto, quelle operazioni non hanno frenato la corsa dei rendimenti: dopo un calo iniziale i tassi americani sono tornati su nuovi massimi.
Sui bond dell’Eurozona, Generali Asset Management legge una situazione diversa da Paese a Paese. I Bund tedeschi sarebbero già vicini al tetto, con i rendimenti che riflettono sia il rischio inflazione sia le prossime mosse della BCE. I BTP restano invece la scelta preferita del gestore tra i titoli di Stato europei, insieme a quelli spagnoli, grazie a uno spread contro il Bund di circa 80 punti base che Valle giudica sostenibile: a spingerlo in quella direzione sono la crescita dell’economia italiana e il miglioramento dei conti pubblici, con il rischio elettorale ancora lontano nel tempo.
La view cambia di segno sulla Francia. Lo spread tra OAT e Bund è già vicino ai livelli più alti degli ultimi due anni, e Valle segnala due fattori che possono peggiorare la situazione: una legge di bilancio che rischia di lasciare il deficit sopra il 5% del PIL, e una campagna elettorale presidenziale di fatto già cominciata. Per questo Generali Asset Management resta sottopesata su Parigi rispetto al resto del portafoglio obbligazionario europeo.
Sul fronte dell’inflazione, il dato pubblicato martedì mostra un’accelerazione dei prezzi nell’area euro al 3,3% annuo ad agosto, dal 2,9% di luglio. Secondo Valle sarà l’andamento dell’inflazione core, salita al 2,5%, a stabilire se la BCE si fermerà dopo il rialzo di 25 punti base già atteso dal mercato per settembre, oppure se dovrà spingersi oltre.
Per chi ha in portafoglio fondi obbligazionari o BTP diretti, il livello da tenere d’occhio nei prossimi giorni non è il rendimento in sé ma il dato sull’inflazione core dell’Eurozona: è quel numero, più delle dichiarazioni dei banchieri centrali, a indicare se la fase di vendita sui bond è vicina a esaurirsi.
Dati e dichiarazioni di Mauro Valle (Generali Asset Management) riportati da Money.it il 2 settembre 2026.