Il BTP Future, il contratto che replica l’andamento del decennale italiano con vita residua che arriva dagli 8,5 agli 11 anni, ha perso il 2,7% dall’inizio del 2026. Il prezzo è sceso sotto quota 117 dai livelli sopra 120 di fine dicembre. Il calo riguarda il mercato dei titoli di Stato italiani, che vale complessivamente 2.720 miliardi di euro.

Il dato sorprende chi segue la cronaca finanziaria delle ultime settimane. Il differenziale fra i titoli italiani e quelli tedeschi, lo spread di cui parla oggi Investire Oggi, resta vicino ai minimi dal 2008: a gennaio era sceso fin sotto quota 60 punti base e nelle ultime sedute oscilla in una fascia che non supera gli 80 punti base e non scende sotto i 75. Un livello lontano dal 2,50% toccato nell’autunno 2022 e dal picco del 5,76% raggiunto nell’autunno del 2011, al culmine della crisi del debito sovrano. Il paradosso è solo apparente, e nasce da una confusione ricorrente tra due misure diverse.

Il primo, lo spread, misura il divario tra il costo del debito italiano e quello tedesco. Il secondo, il rendimento, indica il livello assoluto pagato dai titoli, ed è quest’ultimo a muovere i prezzi obbligazionari. Lo spread può restringersi anche quando entrambi i rendimenti salgono, purché quello italiano salga meno di quello tedesco.

Ed è esattamente quanto sta accadendo. Il rendimento del decennale tedesco è passato dal 2,55% di novembre a circa 3,15% nelle ultime settimane, con punte sopra 3,20% nelle sedute precedenti: il livello più alto dal 2011. Berlino sta collocando più debito per finanziare un piano di spesa su difesa e infrastrutture finanziato in deficit, mentre le attese di inflazione si sono alzate per il rincaro dell’energia legato agli scontri fra Iran e Stati Uniti.

Sul fronte italiano il governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto una linea fiscale prudente: nel 2025 il rapporto tra deficit e Pil si è avvicinato al 3%, e l’esecutivo punta a scendere sotto quella soglia già quest’anno per chiudere la procedura d’infrazione europea. Anche le agenzie di rating, con una sequenza di promozioni, hanno sostenuto la fiducia degli investitori sui BTp. Il risultato: lo spread si restringe, ma il rendimento italiano non cala, sale soltanto più piano di quello tedesco.

La causa profonda va cercata nello stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman che non supera i 40 chilometri nel punto più ampio. Resta bloccato quasi senza soste dalla fine di febbraio, da quando l’Iran ha reagito agli attacchi di Stati Uniti e Israele. Da qui passa ogni giorno una quota di petrolio globale vicina al 20%, insieme a grandi volumi di gas naturale liquefatto. Il crollo dell’offerta ha spinto in alto i prezzi dell’energia e con essi le attese di inflazione, che pesano soprattutto sui rendimenti a lunga scadenza.

Le perdite, infatti, sono più marcate sulle obbligazioni con scadenze lontane. Il BTp che scade nell’agosto 2029, il più vicino della serie, cede solo l’1,6%. Quello con scadenza marzo 2072 arriva a perdere il 3,8%, ma il calo peggiore dell’intera curva colpisce il BTp marzo 2055, che scivola del 4%.

Quanto durerà questa fase dipende soprattutto da un fattore che non ha a che fare con l’Italia. Se lo stretto tornasse navigabile in modo credibile, le attese di inflazione si raffredderebbero e i rendimenti sulle scadenze medio-lunghe potrebbero scendere di nuovo, con un beneficio proporzionalmente più grande per i titoli come i BTp, i primi a essere venduti nelle fasi di tensione. Chi ha un BTp a lunga scadenza in portafoglio, però, deve mettere in conto altre settimane di prezzi in calo prima di un eventuale recupero.

Dati ed elaborazioni riportati da Investire Oggi in un’analisi di Giuseppe Timpone pubblicata il 13 agosto 2026.