Il rendimento del BTP decennale ha superato quota 4% nella seduta di martedì, arrivando fino al 4,05%. Rispetto a un mese prima il rialzo è di 11 punti base; rispetto a un anno prima, di 50. Il movimento non è isolato. Le vendite hanno colpito le obbligazioni governative di diverse economie avanzate, dagli Stati Uniti al Giappone.

Il rendimento del decennale tedesco è arrivato al 3,25%, il livello più alto in quindici anni. Il rialzo è di 13 punti base nell’ultimo mese e di 49 nell’ultimo anno. La Germania sta vivendo lo stesso movimento dei mercati italiani, e per questo lo spread tra BTP e Bund non si è allargato di molto. Resta a 80 punti base in quella seduta. Secondo Money.it, il dato non segna, per ora, un peggioramento della fiducia verso il debito pubblico italiano.

In Francia il rendimento ha toccato il 4,10%, il livello più alto dal 2008. Supera quello italiano di 5 punti base nella stessa seduta. Tra i paesi dell’area euro il BTP resta comunque sopra ai titoli di Spagna, Portogallo e Grecia, fermi rispettivamente al 3,70%, al 3,59% e al 3,93% alla chiusura di martedì.

Fuori dall’Europa la pressione è ancora più marcata. Il rendimento giapponese è salito di 25 punti base nell’ultimo mese e di 138 nell’ultimo anno, fino a un valore vicino al 2,954%. Il livello non è lontano dal massimo degli ultimi quarant’anni, toccato in primavera. Il rendimento britannico ha raggiunto il 5,08%, con un aumento di 13 punti base nell’ultimo mese e di 34 nell’ultimo anno. Quello dei Treasury statunitensi è salito al 4,74%, con un incremento di 19 punti base nel mese e di 40 nell’anno.

Dietro l’ondata di vendite gli osservatori indicano lo stesso timore di fondo: un’inflazione che resti alta più a lungo. Pesano i negoziati falliti tra Washington e Teheran e lo Stretto di Hormuz, rimasto bloccato al traffico petrolifero. Secondo Dan Coatsworth, che dirige l’area mercati della piattaforma britannica AJ Bell, l’assenza di una soluzione al conflitto ha rimesso al centro, per chi investe, l’ipotesi che le banche centrali alzino ancora il costo del denaro.

Non è solo questione di tassi attesi. Coatsworth, in una nota ripresa da CNBC, lega il rialzo anche al debito pubblico elevato in molti paesi. Gli investitori, spiega, chiedono un rendimento più alto per tenere in portafoglio titoli a lungo termine, proprio per compensare quel rischio.

Un’osservazione simile arriva da Jim Reid: l’analista di Deutsche Bank non ha individuato un fattore unico dietro le vendite delle ultime 24 ore. Nella sua lettura, i mercati stanno di nuovo scontando prezzi del petrolio alti più a lungo. La pressione resta concentrata sulle scadenze più lunghe.

Per chi ha in portafoglio BTP o fondi obbligazionari italiani, il numero da seguire non è il 4% da solo, ma lo spread con la Germania. Martedì quello spread valeva 80 punti base. Finché resta vicino a quel livello, il rialzo dei rendimenti pesa sul valore dei titoli già in circolazione, senza segnalare un allarme specifico sul debito pubblico italiano. Un allargamento dello spread nelle prossime settimane cambierebbe questa lettura.

Dati e dichiarazioni riportati da Money.it nell’articolo di Laura Naka Antonelli, pubblicato martedì 18 agosto 2026.