La Banca Centrale Europea ha deciso un nuovo giro di vite sui tassi. Il Consiglio direttivo si è riunito il 10 settembre e ha portato al 2,50% il costo dei depositi, al 2,65% il tasso guida sulle aste di liquidità e al 2,90% quello sulle operazioni marginali, un rialzo di 25 punti base su ciascuno dei tre livelli. La stretta arriva mentre le nuove stime segnano una crescita media dei prezzi del 3% per il 2026, con un rientro atteso al 2,1% nel 2028 e un passaggio intermedio al 2,5% nel 2027. La banca centrale non ha indicato una rotta obbligata per i prossimi mesi: ogni mossa resta legata ai dati su prezzi, energia e attività economica.
Il BTP Future, il contratto derivato che segue l’andamento dei BTP a lungo termine, ha proseguito la discesa dopo aver toccato 114,29 punti il 2 settembre, scendendo fino a 111,53 e ripiegando nei giorni più recenti verso quota 112,17. Quando il prezzo del Future cala, i rendimenti dei BTP salgono: è il meccanismo inverso che governa da sempre il mercato obbligazionario.
Sul grafico mensile si è materializzato un segnale che gli analisti tecnici giudicano rilevante: la rottura al ribasso della linea di tendenza rialzista partita dal minimo toccato a settembre del 2022, una struttura che si era formata nell’arco di quattro anni di risalita dei prezzi. Secondo l’analisi tecnica riportata da Money.it, un singolo segnale negativo non basta a garantire un’ulteriore discesa: una rottura può sempre essere recuperata. Ma quando più indicazioni convergono nella stessa direzione, come sta accadendo ora, le probabilità che i grafici suggeriscono non vanno ignorate.
Gli analisti individuano sui grafici due scenari opposti, nessuno dei due scontato. In caso di rimbalzo, il primo freno sarebbe l’area 113,53, dove passa un indicatore tecnico di lungo periodo, la media mobile calcolata sulle 200 settimane; poco sopra resta quota 114,29, un livello che da ex supporto rischierebbe di trasformarsi in un ostacolo per la risalita. In caso di ulteriore cedimento, il prossimo livello segnalato dal quadro tecnico sarebbe l’area 109,54, il minimo toccato il 10 giugno 2024. Solo un ritorno stabile sopra 116,97, il massimo raggiunto il 3 agosto, restituirebbe secondo gli analisti più fiducia agli investitori in BTP.
Sui singoli titoli l’effetto è già misurabile. Il BTP con cedola 1,45% e scadenza marzo 2036 offre oggi un rendimento netto vicino al 4,15%, molto più alto della cedola nominale perché il prezzo del titolo è sceso a circa 78, ben sotto il valore di rimborso a scadenza. Il 15 settembre, in avvio di seduta, lo spread tra BTP e Bund tedeschi decennali si fermava a circa 89 punti base, con il rendimento del decennale italiano salito verso il 4,45%. Il differenziale contenuto racconta però solo metà della storia. Coinvolge l’intera area euro, Bund compreso, e questo non basta a tenere fermi i corsi dei titoli italiani quando il costo del denaro sale in tutta l’unione monetaria.
Chi possiede un BTP con scadenza lontana come il 2036 deve tenere separati due piani. Il primo è il rendimento fissato al momento dell’acquisto, che resta il 4,15% netto se il titolo viene portato fino alla scadenza. Il secondo è il prezzo di mercato, che può ancora scendere se il Future continua a indebolirsi: chi fosse costretto a vendere prima del tempo incasserebbe quel prezzo, con il rischio concreto di una minusvalenza. Su un orizzonte di dieci anni tassi, inflazione e percezione del rischio possono cambiare più volte, e gli analisti descrivono la fase attuale del Future come un titolo che continua a scendere senza aver ancora mostrato un segnale di inversione sufficientemente forte.
Chi ha già un BTP in portafoglio e punta a tenerlo fino alla scadenza può lasciare da parte le oscillazioni quotidiane del prezzo. Chi invece potrebbe avere bisogno di liquidità nei prossimi mesi farebbe bene a monitorare proprio l’area 109,54 prima di decidere quando muoversi.
Dati e livelli tecnici riportati da Money.it in un’analisi pubblicata giovedì 17 settembre 2026.