Nel corso della seduta di mercoledì 7 ottobre i titoli di Stato dell’area euro hanno perso terreno, e i rendimenti dei francesi OAT a dieci anni sono saliti di 13 punti base, fino al 4,87%. Il BTP italiano li ha seguiti: più 12 punti base, quindi 4,65%. Sono letture di giornata, non valori di chiusura.

A trascinare il debito europeo sono i Treasury americani, di nuovo in vendita. Il decennale Usa è salito sopra il 5,30%, il trentennale è al 5,69% e il biennale si muove intorno al 4,80%, come ricostruisce Money.it. Quando i rendimenti americani corrono, quelli europei li inseguono.

Il Bund tedesco, invece, ha quasi tenuto: nel corso della seduta il suo rendimento si è mosso soltanto di un punto base, e sta al 3,49%. Questa differenza di passo allarga i divari. Lo spread tra BTP e Bund è a quota 116, quello tra OAT e Bund a quota 138 (punti base). La Francia, quindi, paga un premio più alto dell’Italia per finanziarsi rispetto alla Germania.

Il mercato guarda a due appuntamenti. Il primo è l’asta dei titoli decennali americani: il Tesoro di Washington ne colloca per 39 miliardi di dollari. Il suo esito dirà se i rendimenti attuali bastano ad attirare i compratori o se gli investitori chiederanno un compenso maggiore. Pesano i timori su inflazione, livello del debito e rischio di duration, cioè la perdita di valore che un titolo a lunga scadenza subisce quando i tassi salgono.

Il secondo appuntamento sono le minute della Fed, in programma alle 20 ora italiana. Il verbale riguarda la riunione del 16 settembre, in cui Kevin Warsh, alla guida della Fed, ha ritoccato i tassi verso l’alto di un quarto di punto. Il costo del denaro americano è ora compreso fra 3,75 e 4 per cento. Era il primo rialzo dal 2023.

Sulla prossima riunione, il 27 e 28 ottobre, il mercato scommette su un nulla di fatto: lo scenario di tassi invariati ha una probabilità del 78%, secondo lo strumento FedWatch di CME Group. Toni più duri nelle minute, però, aumenterebbero la pressione sui Treasury e, a cascata, su BTP e OAT.

Lo spread conta perché misura quanto più cara è, per uno Stato, la fiducia degli investitori. Con rendimenti più alti, ogni nuova emissione costa di più al Tesoro italiano, anche se l’effetto sul bilancio pubblico si accumula solo a poco a poco.

Per chi ha in portafoglio titoli di Stato a lunga scadenza, il prezzo scende quando il rendimento sale. Chi sta pensando di comprarne può aspettare l’esito dell’asta americana e le minute di stasera: se i rendimenti restano sopra questi livelli, l’ingresso diventa più conveniente, ma il rischio di nuovi rialzi non è escluso.

Secondo Money.it, che ha riportato i movimenti di mercoledì 7 ottobre durante la seduta.