Martedì 6 ottobre Marine Le Pen ha illustrato a Parigi il programma di finanza pubblica del Rassemblement National (RN) per le presidenziali. Nel 2027 il disavanzo scenderebbe, nelle sue promesse, al 3,7% del Pil, e nel 2032 a quota 2,2%. Il governo di Sébastien Lecornu ha scritto invece il 5% nella legge di bilancio. Per l’Italia conta soprattutto la richiesta rivolta alla BCE, perché tocca il costo del debito di tutta l’area euro, come racconta Money.it.

Si vota il 18 aprile 2027, con ballottaggio il 2 maggio. Nei sondaggi sul primo turno Le Pen è in testa. A rimetterla in corsa è stata la Corte d’appello di Parigi: lo scorso 7 luglio ha lasciato in piedi la condanna per l’appropriazione di fondi dell’Eurocamera, però l’ineleggibilità è scesa a 45 mesi. Sul ricorso in Cassazione la sentenza non arriva prima di fine gennaio 2027.

Il confronto con Lecornu dà la misura dell’ambizione. Il premier ha annunciato lunedì scorso nuove misure da 43 miliardi, che portano il disavanzo francese dal 5,4% di quest’anno al 5% del prossimo. Con i risparmi già annunciati, i tagli alla spesa salgono a 54 miliardi. Hanno innescato proteste e scontri in diverse città. Le Pen propone una correzione più pesante di 1,3 punti di Pil, da fare in dodici mesi.

Il punto debole sta nella composizione dei risparmi. Il RN conta su tagli alla spesa, su meno soldi a Bruxelles e su minori costi per l’immigrazione. Due voci su tre non dipendono solo da Parigi: il contributo al bilancio europeo viene deciso all’unanimità dai 27 governi, e ridurlo unilateralmente apre uno scontro. Anche così il disavanzo francese resterebbe sopra il 3% e Parigi resterebbe sotto la procedura per eccesso di deficit, avviata nel 2024.

Per l’Italia pesa di più l’appello a Francoforte. Il compito della BCE sono i prezzi stabili, e i Trattati non le permettono di finanziare gli Stati direttamente. Per gli spread esiste lo scudo TPI (Transmission Protection Instrument), varato a luglio 2022. Interviene solo contro rialzi disordinati dei rendimenti e a condizioni precise, come l’osservanza delle regole europee sui conti. Chi riduce da solo i versamenti a Bruxelles faticherebbe a rispettarle. I mercati potrebbero allora dubitare che lo scudo della BCE non sia garantito a Parigi.

Intanto i titoli di Stato europei hanno recuperato dopo la tensione della scorsa settimana. Nella seduta di martedì il rendimento del Bund a dieci anni è calato al 3,45%, quello dell’OAT francese al 4,7% (15 punti base in meno) e quello del BTP al 4,48% (14 in meno). Lo spread OAT-Bund vale circa 125 punti, contro i 137 di lunedì e i 150 circa di una settimana fa. Per il BTP la distanza è intorno ai 103 punti: era 113. A dieci anni la Francia paga quindi circa 22 punti base in più dell’Italia.

La distanza ha una spiegazione nei conti. Secondo Scope Ratings, senza un consolidamento più deciso il debito francese passerebbe dal 116% del Pil del 2025 a circa 129% nel 2031, mentre la spesa per interessi salirebbe dal 2% al 3,6%. Il debito italiano è più alto, ma il deficit scende. Il documento programmatico italiano, approvato il 2 ottobre, indica per il 2026 un disavanzo del 2,9% e un debito del 138,1%, che risale al 138,6% nel 2027.

Il vantaggio non mette al riparo dal contagio. Una settimana fa lo spread francese ha toccato quota 145 e il corrispondente italiano è arrivato a 122. Le due curve viaggiano insieme: quanto vale il BTP dipende anche da Parigi.

I casi possibili sono tre. Se il RN vince e mantiene il piano, un deficit al 3,7% farebbe calare lo spread francese e allenterebbe la pressione sulla periferia dell’euro. Il divario OAT-BTP si richiuderebbe e l’Italia cederebbe il suo vantaggio relativo, ma pagherebbe meno interessi in assoluto. Se invece lo scontro con Bruxelles e Francoforte si inasprisce, una crisi nata a Parigi colpirebbe prima di tutti l’Italia: ha un debito vicino al 138% del Pil, il 35,9% in mano a investitori esteri (dato della Banca d’Italia) e una procedura per deficit eccessivo ancora in corso. Se infine la BCE accettasse, ipotesi poco probabile così come la vuole Le Pen, per via dei Trattati e dell’opposizione dei Paesi del Nord, a guadagnarci sarebbero i Paesi con più debito, Italia compresa.

Chi ha BTP in portafoglio o un mutuo indicizzato ai rendimenti dovrebbe guardare lo spread OAT-Bund più dei sondaggi. Da qui ad aprile sarà il primo segnale di quanto Parigi trascini Roma.

Secondo Money.it, che ha pubblicato la notizia martedì 6 ottobre 2026.