Il Ministero dell’Economia ha assegnato giovedì 24 settembre nuovi BTP Short Term per 2,5 miliardi di euro, a un rendimento del 3,64%: il livello più alto degli ultimi tre anni. Il titolo, terza tranche di un’emissione partita a fine agosto, scade il 30 ottobre 2028 e stacca una cedola annua del 3%.

Gli operatori hanno chiesto carta per 4,1 miliardi a fronte di un tetto fissato a 2,5 miliardi, un rapporto tra domanda e offerta di 1,64: per ogni euro di titoli offerti ne è stato richiesto oltre uno e mezzo. Il prezzo di aggiudicazione, 98,80, sconta la differenza tra la cedola fissa al 3% e il rendimento più alto richiesto dal mercato.

Nella stessa giornata il Tesoro ha piazzato anche due BTP indicizzati all’inflazione, uno a cinque anni e uno a dieci, per un miliardo di euro ciascuno. Il rendimento lordo è stato dell’1,57% sulla scadenza corta e del 2,42% su quella lunga.

Sul mercato secondario il quadro resta teso. Il rendimento del decennale italiano è avanzato di due punti base al 4,52% nella seduta di giovedì, dopo che mercoledì aveva già accelerato al traino dei tassi americani. Lo riporta Money.it, che nella sua rassegna quotidiana segnala un rialzo diffuso anche fuori dall’Italia.

Il fenomeno infatti non riguarda solo i BTP. L’obbligazione francese a dieci anni ha toccato il 4,68%, con un incremento di 111 punti base nell’ultimo anno: più dei 96 punti guadagnati dal decennale italiano nello stesso periodo. Il Bund tedesco resta il più stabile, al 3,57%, e lo spread tra Italia e Germania a dieci anni si è avvicinato a quota 100, fermandosi giovedì attorno a 95 punti base.

Un rendimento più alto in asta non fa lievitare subito il conto degli interessi pubblici. L’effetto arriva con il tempo: mano a mano che il debito in scadenza viene rinnovato, il Tesoro deve offrire ai nuovi acquirenti condizioni allineate al mercato corrente, e quel costo più alto si somma gradualmente al costo medio complessivo del debito pubblico.

La pressione arriva soprattutto da fuori confine. Da settimane gli investitori stanno vendendo Treasury statunitensi, e quel movimento si trasmette ai titoli di Stato europei perché i gestori globali confrontano continuamente i rendimenti tra le diverse aree valutarie: se uno sale, gli altri tendono a seguirlo per restare competitivi agli occhi di chi decide dove allocare la liquidità.

Per chi valuta di sottoscrivere un BTP nei prossimi collocamenti, il rendimento più alto è una notizia diretta: sui titoli a breve scadenza si può ora bloccare oltre il 3,6% annuo, una soglia che non si vedeva dal 2023. Chi ha già in portafoglio titoli di Stato con cedole più basse vedrà invece scendere il valore di mercato di quei bond, proprio perché le nuove emissioni rendono di più.

Dati e rendimenti riportati da Money.it, relativi alle aste svolte dal Tesoro giovedì 24 settembre 2026.