Giovedì scorso il Tesoro ha collocato una nuova tranche del bond più lungo oggi in circolazione tra i titoli di Stato italiani: il BTP con cedola 2,15% e scadenza al 1° marzo 2072, oltre quarantacinque anni residui. Lo yield uscito dall’asta è stato del 4,61%, il prezzo 53,94 centesimi. Nella stessa giornata la Banca Centrale Europea ha alzato il tasso sui depositi di un quarto di punto, al 2,50%. Il mercato ne prezza altri entro l’anno prossimo: i prezzi dell’energia stanno tornando a spingere sull’inflazione.
Quella di giovedì era una delle tre aste MEF della giornata. Gli altri due titoli collocati, con scadenza 2029 e 2033, hanno reso rispettivamente il 3,43% e il 3,98%: tutti e tre i rendimenti sono saliti rispetto alle emissioni precedenti.
Il bond più lungo, noto sul mercato come Matusalemme e identificato dal codice ISIN IT0005441883, è stato emesso per la prima volta nel marzo 2021. L’ottava tranche ordinaria pesa 750 milioni: il circolante del titolo sale così a 9,4 miliardi di euro, cifra che salirà ancora dopo l’asta supplementare del venerdì successivo. Secondo money.it, la domanda ha coperto l’offerta 1,79 volte, per un totale di 1,341 miliardi di euro. Il regolamento cade martedì 15 settembre.
Sul MOT il titolo tratta intorno ai 53 centesimi, non lontano dal minimo dell’anno e dal minimo storico di 48,45 centesimi toccato il 4 ottobre 2023. Ha una duration al 21,83% e volatilità annua all’11,679%: quando i tassi scenderanno, il suo prezzo si muoverà con forza, proprio perché la scadenza è così lontana nel tempo.
Per chi costruisce un portafoglio obbligazionario con la logica del bilanciere, capitale concentrato sulle scadenze corte e su quelle lunghissime, lasciando vuota la parte centrale, un titolo così lungo copre l’estremo superiore. La parte breve rende con rischio contenuto. Quella lunga serve a recuperare valore quando i tassi tornano a scendere.
C’è poi un uso meno diffuso: la pianificazione successoria. I titoli di Stato italiani non pagano l’imposta di successione, quindi un genitore o un nonno può inserirli in un portafoglio destinato a figli o nipoti, incassando nel frattempo la cedola semestrale. Comprare oggi a poco più di metà del valore di rimborso significa che chi erediterà il titolo tra decenni riceverà quasi il doppio di quanto investito ora, a patto di reggere oltre quattro decenni di volatilità intermedia. Per un ventenne o un trentenne la probabilità di vedere la scadenza è alta; per chi ha già superato i cinquanta, molto meno.
Il forte rialzo dei rendimenti degli ultimi mesi ha reso possibile entrare a sconto su diversi titoli di Stato, e su questo bond lo sconto è tra i più marcati del listino. Chi lo rivende prima della scadenza a un prezzo superiore a quello di carico realizza una plusvalenza tassata al 12,5%: un guadagno che nei successivi quattro anni può compensare le minusvalenze già accumulate su ETF o azioni. Per chi ha un portafoglio con perdite pregresse, questo dettaglio tecnico incide sul conto fiscale di fine anno.
Nessuno di questi tre usi, bilanciere, successione, compensazione fiscale, ne fa un parcheggio prudente per la liquidità. Chi valuta di inserirlo in portafoglio dovrebbe simulare prima l’effetto di un ulteriore rialzo dei tassi sul prezzo, non solo lo scenario favorevole di un taglio futuro.
Dati e analisi riportati da money.it in un articolo di Stefano Vozza pubblicato domenica 13 settembre 2026.