Il Tesoro ha in circolazione un BTP a tasso fisso del 4,65% con scadenza a ottobre 2055, un titolo che oggi si compra a 97,05, sotto il valore nominale, e paga un rendimento lordo vicino al 4,88% l’anno a chi lo tiene fino al rimborso. La cedola resta fissa per i prossimi ventinove anni, un orizzonte che pochi altri titoli di Stato italiani offrono con questa combinazione di rendimento e durata. Il contesto che lo rende interessante è lo stesso che sta spaventando il resto del mercato obbligazionario nelle ultime settimane: i rendimenti stanno risalendo su tutte le scadenze, e chi compra oggi debito pubblico pretende un ritorno più alto di quanto bastasse solo pochi mesi fa.
Al 31 agosto i rendimenti salivano lungo tutta la curva: 2,59% sul BOT a sei mesi, 2,81% su quello a un anno, poi 3,22% a tre anni, 3,52% a cinque, 3,76% a sette, 4,13% a dieci, 4,53% a quindici e 4,91% a trenta, secondo i dati di Investing citati da money.it. Più lunga la scadenza, più alto il rendimento, ma anche più ampie le oscillazioni di prezzo lungo la vita del titolo.
Due fattori spingono gli yield verso l’alto. Il primo è la politica monetaria: il tasso BCE sui depositi overnight è al 2,25%, un livello che gli analisti giudicano già stretto rispetto ai timori sull’inflazione, e il mercato si aspetta che il costo del denaro scenda di 0,25 punti già entro settembre, con un altro ritocco possibile nei primi mesi del 2027. Il secondo riguarda i conti pubblici italiani: da settembre parte l’iter della prossima legge di bilancio, un percorso che arriverà fino a Natale, e nel frattempo gli investitori chiedono un premio più alto finché non conoscono i numeri definitivi della manovra.
Il prezzo di un bond così lungo si muove parecchio quando cambiano i tassi di mercato. La duration modificata del titolo vale poco più di 15, il che significa che un movimento di un punto percentuale nei rendimenti può spostare la quotazione di oltre il 15%. La volatilità annua sfiora il 10,3%, e nell’ultimo anno il prezzo ha oscillato tra un minimo di 96,98 e un massimo di 108,06. Chi acquista con un orizzonte di pochi mesi rischia quindi di trovarsi il capitale sotto quello che ha pagato, anche con una cedola generosa in tasca.
Per chi non fa trading ma cerca comunque un rendimento più alto della media, il titolo si presta più a un piano di accumulo che a un acquisto in un’unica soluzione: entrando in più tranche nel tempo, il prezzo medio pagato si smorza rispetto alle oscillazioni di breve periodo. Ogni mille euro investiti in nominale generano circa 40 euro l’anno di interessi al netto delle imposte, pagati in due rate semestrali; sommando cedole e rimborso finale, il ritorno complessivo fino al 2055 sfiora il 120%. Per chi lo tiene fino alla scadenza, la cedola resta comunque fissa e prevedibile per tre decenni, indipendentemente da come si muove il prezzo nel frattempo.
Per chi ha già in portafoglio titoli di Stato a scadenza più breve, la scelta nelle prossime settimane riguarda se allungare subito la duration, con rendimenti ancora in salita, o aspettare l’esito della legge di bilancio prima di bloccare un tasso fisso per trent’anni.
Dati e analisi tratti dall’articolo di Stefano Vozza pubblicato su money.it il 31 agosto 2026.