Il BTP emesso nel 2017 e in scadenza il primo settembre 2038, codice ISIN IT0005321325, quota in questi giorni appena sopra i 90 centesimi. Chi lo compra oggi paga circa 900 euro per ogni 1.000 euro di valore nominale, cifra che lo Stato italiano rimborserà per intero quando il titolo arriverà a naturale conclusione, tra dodici anni dal prossimo stacco cedola di inizio settembre.
La cedola nominale lorda è del 2,95% l’anno, pagata in due rate semestrali dell’1,475% ciascuna. Al netto della tassazione agevolata al 12,50% riservata ai titoli di Stato, il flusso cedolare netto scende al 2,582%. A scadenza, il rendimento effettivo sale invece al 4,02% lordo annuo secondo i dati di Borsa Italiana, un dato che comprende anche il recupero dello sconto d’ingresso; sull’intero periodo residuo, fino al 2038, il guadagno lordo complessivo sfiora il 48,15%.
Il prezzo però non resta fermo lungo il percorso. Guardando agli ultimi dodici mesi, il minimo toccato è stato 87,47 e il massimo 94,75. Sull’arco di cinque anni la forbice si allarga fino a scendere a 77 e salire a 129. La duration modificata è di 9,6 e la volatilità annua sfiora il 7,84%. Sono due misure che raccontano quanto il corso possa muoversi con i tassi di mercato, soprattutto nei prossimi quattro o cinque anni. Con l’avvicinarsi della scadenza, il titolo perderà elasticità e diventerà più prevedibile.
Il mercato dove si scambia il titolo, il MOT di Borsa Italiana, non è tra i più trafficati della categoria: il numero di contratti oscilla in genere tra i 50 e i 100 al giorno, per un controvalore complessivo di alcuni milioni di euro. La liquidità esiste, ma resta quella di un prodotto di nicchia, non di un titolo ad alta rotazione. Conta anche l’inflazione futura: il rendimento resta capace di battere il carovita solo se i prezzi al consumo crescono in media sotto circa il 3,3-3,35% l’anno da qui al 2038, una soglia che tiene già conto di tasse e costi bancari. Superato quel livello, il guadagno netto smette di tenere il passo con l’aumento dei prezzi.
Chi ha un orizzonte lungo e intende portare il titolo fino in fondo trova nello sconto attuale un punto di ingresso migliore di due settimane fa, quando il BTP trattava intorno agli 88,5 centesimi. Chi invece potrebbe dover vendere prima del 2038 deve mettere in conto che il prezzo può ancora spostarsi tra gli estremi toccati nell’ultimo quinquennio, un intervallo assai più ampio di quello registrato nei dodici mesi appena trascorsi: la scelta tra tenere fino alla fine o negoziare un’uscita anticipata va decisa prima di entrare, non dopo.
Dati e quotazioni riportati da Money.it in un’analisi di Stefano Vozza pubblicata il 5 agosto 2026.