Sette titoli di Stato italiani in scadenza nel 2028 pagano cedole che vanno dallo 0,25% al 4,75%, ma il rendimento lordo a scadenza di ciascuno resta chiuso in una forbice di appena nove punti base, tra un minimo del 2,82% e un massimo del 2,91%. Lo mostra un confronto pubblicato da Money.it, che mette a tabella prezzi, cedole e rendimenti dei sette titoli. La spiegazione sta quasi interamente nel prezzo a cui questi titoli vengono scambiati oggi sul mercato secondario.
La cornice è quella di un mercato obbligazionario tornato a fare i conti con l’incertezza sui tassi. L’11 giugno 2026 la BCE ha alzato il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,25% dopo una fase di tagli, e il 23 luglio lo ha lasciato fermo. Gli operatori restano divisi: c’è chi teme un nuovo rialzo se il petrolio o le tensioni internazionali dovessero spingere di nuovo l’inflazione, e chi invece si aspetta un ritorno a condizioni più espansive. Un segnale simile arriva dal BTP Future, il contratto che replica l’andamento dei titoli decennali italiani. Nell’agosto 2021 era arrivato a quota 139,97 punti; oggi si muove intorno a 117 punti, un livello lontano da quel picco.
Il prezzo compensa la cedola: bastano i due estremi della tabella per capirlo. Il titolo con cedola dello 0,50%, in scadenza a luglio 2028, quota 95,65: chi lo compra oggi paga meno di quanto incasserà al rimborso, e quel guadagno implicito porta il rendimento lordo al 2,84%. Il titolo con cedola del 4,75%, in scadenza a settembre dello stesso anno, quota invece 103,71: paga cedole molto più ricche, ma il prezzo sopra la pari si riassorbe verso quota 100, il valore di rimborso, e il rendimento lordo si ferma al 2,90%. Tra i due, a fronte di una differenza di 4,25 punti sulla cedola, il divario sul rendimento è di appena 6 punti base.
Sul netto la storia cambia. In Italia le cedole dei BTP sono tassate al 12,5%, un’aliquota agevolata rispetto al 26% ordinario applicato ad azioni e altri strumenti finanziari. Un BTP con cedola alta genera più reddito da cedola, quindi paga più imposta ogni anno: sul titolo di settembre 2028 il rendimento lordo del 2,90% scende al netto fino al 2,31%. Un BTP con cedola bassa, dove il guadagno arriva soprattutto dalla differenza tra prezzo di acquisto e rimborso, perde meno per strada: il titolo di marzo 2028 resta quasi fermo, dal 2,82% lordo scende solo al 2,78% netto. La differenza tra prezzo e rimborso non equivale automaticamente alla plusvalenza o minusvalenza riconosciuta dal fisco, che dipende anche da costo di carico e commissioni.
C’è anche un dettaglio fiscale meno conosciuto. Le minusvalenze sui titoli di Stato non possono compensare le cedole, perché appartengono a categorie di reddito diverse. Quando si confrontano con plusvalenze tassate al 26%, per esempio su azioni o obbligazioni societarie, si applica un coefficiente di proporzione del 48,08%, cioè il rapporto tra le due aliquote.
Chi sta costruendo un paniere di BTP a breve scadenza dovrebbe guardare il rendimento netto, non la cedola, prima di scegliere quale titolo comprare. A parità di rischio, è quel numero a dire cosa resta davvero in tasca a scadenza.
Dati e analisi tratti da un articolo di Gerardo Marciano pubblicato da Money.it il 9 agosto 2026.