Un economista passato da Goldman Sachs alla Brookings Institution ha lanciato un attacco frontale alla BCE. Si chiama Robin Brooks, oggi senior fellow del centro studi americano. La sua tesi centrale è netta: la BCE tiene artificialmente bassi i rendimenti sui titoli di Stato di Italia e Spagna, e questo nasconde un problema di debito che invece esiste.
Come riportato da Money.it, Brooks ha pubblicato l’analisi su Substack, dove da mesi sostiene posizioni scomode sul futuro della moneta unica. Il meccanismo che descrive è semplice: comprando o sostenendo il mercato dei titoli di Stato più rischiosi, la BCE evita che i rendimenti salgano fino a livelli che rifletterebbero il vero rischio di credito di quei Paesi. Il risultato, scrive, è che governi con debiti elevati possono continuare a indebitarsi senza pagare il prezzo che il mercato imporrebbe altrimenti.
Brooks quantifica il divario tra i rendimenti attuali dei titoli più deboli dell’area euro e quelli che ci sarebbero senza il sostegno della BCE. Lo fa in calcoli diffusi da lui stesso sul Substack, non verificati da un ente indipendente. Se la BCE si tirasse indietro, stima l’economista, BTP e Bonos spagnoli renderebbero non meno di 100 punti base in più rispetto a oggi. Per i bond ellenici la stima si allarga fino a 200 punti base di differenza. Sull’orizzonte più lungo, quello dei BTP trentennali, Brooks si spinge oltre: calcola che senza il sostegno della BCE i rendimenti potrebbero collocarsi tra il 10% e il 12%, contro il 5% di oggi.
L’esempio che Brooks porta per rendere concreta la tesi tocca da vicino l’Italia. Definisce “perversa” l’operazione con cui UniCredit ha messo gli occhi su Commerzbank. Secondo lui la banca italiana ha potuto permettersi la scalata di un istituto tedesco solo perché i rendimenti compressi dei BTP hanno reso il settore finanziario del Paese più grande di quanto sarebbe in condizioni di mercato reali. Tolto quel sostegno, sostiene, il sistema bancario italiano non avrebbe la stessa forza.
La conclusione politica di Brooks riguarda soprattutto la Germania, di cui è cittadino. Chiede a Berlino di far pesare di più la propria voce dentro la BCE, fino a minacciare una rottura dell’euro. L’obiettivo è che l’istituto smetta di tenere un tetto sul costo del debito per i governi più esposti. Non punta a far saltare la moneta unica, precisa: vuole costringere i governi con debiti alti a pagare tassi più vicini al rischio reale, così da spingerli verso politiche di bilancio più severe.
Per chi tiene BTP in portafoglio o investe in fondi obbligazionari italiani, la tesi di Brooks offre un altro modo di leggere lo spread con la Germania, oggi relativamente contenuto. Se dentro la BCE prendesse piede la linea che chiede, i rendimenti dei titoli italiani avrebbero più margine per salire nei prossimi mesi.
Dichiarazioni di Robin Brooks riportate da Money.it il 19 agosto 2026, tratte dalla sua analisi pubblicata su Substack.