Lunedì 5 ottobre il real brasiliano ha guadagnato il 5% sul dollaro e l’indice azionario principale del Paese è salito di circa l’8%. Gli investitori hanno reagito al primo turno delle presidenziali, dove il senatore di destra Flávio Bolsonaro ha preceduto il presidente Lula. Non è ancora una vittoria definitiva: serve il ballottaggio, previsto a fine mese.

I numeri del voto sono questi: Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro (oggi in carcere), ha preso il 47% dei voti, Lula il 45%. I sondaggi davano un margine molto più stretto, per cui il risultato ha sorpreso. Anche il Partito Liberale, la forza di Bolsonaro, ha ottenuto seggi in Parlamento e vinto alcune corse per i governatori. Secondo Money.it il precedente storico pesa a suo favore: chi era secondo dopo il primo turno non ha mai vinto la sfida finale da quando il Brasile è tornato democratico, negli anni Ottanta.

Perché i mercati festeggiano? Gli operatori scommettono che Bolsonaro tagli la spesa pubblica più in fretta di Lula. Il deficit di bilancio sfiora un decimo del PIL, mentre il debito pubblico supera l’80% del prodotto interno lordo. Gli economisti lo considerano insostenibile e indicano la spesa eccessiva come una delle cause dei tassi alti.

Il tasso di riferimento è al 13,75%, e pesa su imprese e famiglie. Chi compra azioni e obbligazioni brasiliane punta su una banca centrale con più spazio per abbassarlo, se i conti pubblici si mettono in ordine. Lunedì le obbligazioni di Stato emesse in euro hanno visto il rendimento calare: 5,8% contro il 6% precedente. Si è ridotto anche il costo di assicurarsi contro il default, sia per il Paese sia per Petrobras, il gruppo petrolifero statale.

Tra i titoli, il più forte della seduta alla Borsa di San Paolo è stato Banco do Brasil, la banca statale, salita del 12%. Petrobras ha guadagnato il 3,2%. Dietro questi rialzi c’è un giudizio sul governo uscente: gli investitori hanno criticato l’approccio più interventista di Lula verso le aziende a controllo pubblico.

Il rally va letto come una fotografia di lunedì, non come un verdetto. Chris Kushlis, strategist sui mercati emergenti di T Rowe Price, ricorda che la credibilità fiscale conta molto, perché i deficit sono ampi, il debito continua a salire e i tassi restano alti. Aggiunge anche che Lula o Bolsonaro, chiunque vinca dovrà comunque ottenere il sì del Congresso brasiliano sulle riforme fiscali, quindi manca la mano libera. Un presidente favorevole ai mercati non basta se il Parlamento frena.

C’è poi il contesto dell’anno. Il real è tra le valute dei mercati emergenti con il rendimento migliore del 2026, e l’indice Bovespa ha guadagnato un quarto in dollari, poco più dell’indice MSCI dei mercati emergenti. Parte del sentimento positivo era dunque già nei prezzi prima del voto. Ora gli investitori hanno pagato in anticipo un risultato che i seggi non hanno ancora confermato.

Per chi ha in portafoglio un ETF sui mercati emergenti o titoli brasiliani, il rischio è un ritorno indietro se il ballottaggio dovesse ribaltare l’esito. La data di fine ottobre diventa quindi il vero appuntamento da segnare, prima di leggere i rialzi di lunedì come un cambio di rotta stabile.

Secondo Money.it (Ufficio Studi), articolo pubblicato lunedì 5 ottobre 2026 sulle reazioni dei mercati brasiliani al primo turno delle presidenziali.