Il Ministero del Lavoro punta a riconfermare nella prossima Legge di Bilancio l’intero pacchetto di sgravi e decontribuzioni introdotto negli ultimi anni per famiglie e imprese. Lo ha detto la ministra Marina Calderone, secondo cui gli strumenti attuali “hanno dimostrato di funzionare”, in una dichiarazione riportata ieri da QuiFinanza.

Il primo blocco riguarda le assunzioni. Il bonus per gli under 35 taglia i contributi fino a 6.000 euro l’anno, cifra che sale a 7.500 nel Mezzogiorno, per chi assume a tempo indeterminato ragazzi senza un impiego stabile alle spalle: la durata va dai 24 ai 36 mesi. Interviene anche sul costo del lavoro la maxi deduzione fiscale, che alza la quota deducibile da Irpef e Ires al 120%, con un tetto al 130% per chi rientra nelle categorie protette: un vantaggio che pesa di più per i gruppi già in espansione che per una piccola impresa con pochi dipendenti da assumere.

Nel Mezzogiorno si aggiunge il bonus della Zes, la zona economica speciale che raccoglie gli incentivi dedicati al Sud: azzera i contributi per chi assume disoccupati sopra i 35 anni. La misura convive però con un ostacolo che gli sgravi da soli non risolvono, la scarsità di infrastrutture e servizi che frena le assunzioni indipendentemente dal costo del lavoro.

Sul fronte della maternità, le madri con due o tre figli e un contratto stabile ottengono uno sconto contributivo in busta paga fino a 3.000 euro l’anno. Chi assume donne ferme dal mercato del lavoro da almeno sei mesi, o due anni a seconda dei casi, ottiene invece l’azzeramento totale dei contributi. Il secondo mese di congedo parentale facoltativo, se preso entro i primi sei anni di vita del bambino, paga l’80% dello stipendio: un passo avanti che lascia però invariato lo squilibrio, pochi giorni per i padri, mesi interi per le madri.

La misura con la platea più ampia resta il taglio dei contributi previdenziali per chi guadagna fino a 35.000 euro l’anno, diventato uno sgravio progressivo direttamente in busta paga: in busta arrivano poche decine di euro extra al mese, finanziate riducendo il gettito destinato al sistema pensionistico. A questo si affiancano la soglia di 1.000 euro di fringe benefit esentasse (per i dipendenti con figli il tetto sale invece a 2.000 euro) e un’imposta ridotta al 5% sui premi di produttività, oltre al 15% confermato per straordinari e turni notturni nel turismo.

Manca però un pezzo decisivo del quadro: i numeri definitivi di Inps e Ragioneria dello Stato non sono ancora stati pubblicati, quindi restano sconosciuti sia quanti euro dei fondi stanziati siano stati versati sia quanti contratti siano nati davvero grazie a queste misure, non a quelli che le aziende avrebbero firmato comunque. Gli sgravi che scattano in automatico, per esempio il taglio del cuneo fiscale, raggiungono quasi tutta la platea perché passano dal cedolino elaborato dal consulente del lavoro. I bonus con paletti burocratici più rigidi, quello per i giovani e quello per le donne, restano invece più lenti ad attivarsi, frenati dai ritardi nelle circolari applicative dell’Inps e dalle autorizzazioni che l’Unione Europea deve dare sugli aiuti di Stato.

Per chi lavora in un’impresa che valuta un’assunzione agevolata, conviene verificare fin da ora i requisiti specifici di ogni bonus prima che la manovra sia approvata in via definitiva: le regole di accesso restano quelle attuali finché il testo non cambia, e ogni ritardo nella circolare applicativa rischia di rinviare il beneficio.

Dichiarazioni della ministra Calderone e dettagli sulle misure riportati da QuiFinanza il 23 agosto 2026.