Il ministero delle Infrastrutture, guidato dal vicepremier Matteo Salvini, punta a rendere operativo entro dicembre 2026 il sostegno economico per chi, dopo una separazione o un divorzio, deve pagare una nuova casa pur continuando a mantenere i figli. Lo strumento, conosciuto come bonus genitori separati, esiste già sulla carta: lo ha introdotto la Legge di Bilancio 2026, ma senza il decreto attuativo nessuna domanda può ancora essere presentata. Il ministero, secondo quanto riportato da QuiFinanza, ha avviato il confronto con il Mef, il ministero dei conti pubblici, per chiudere quel testo entro fine anno. Il nodo economico riguarda chi lascia la casa dopo la separazione: paga un affitto nuovo e resta corresponsabile del mutuo sull’abitazione di famiglia. È un doppio costo che pesa sul bilancio mensile di chi guadagna uno stipendio medio o basso, e che il ministero cita come la ragione principale della misura.

I numeri del fondo raccontano una misura di dimensioni contenute rispetto all’attesa creata dall’annuncio. Il fondo vale 20 milioni di euro ogni anno, 60 milioni complessivi nell’arco 2026-2028, a fronte di una platea che il ministero stima in 15mila persone.

Quel totale però supera di netto la media che ne deriva. Il testo di legge promette fino a 500 euro mensili per dodici mesi, con un tetto che arriva a 6mila euro l’anno per beneficiario. La dotazione effettiva del fondo, spalmata sui 15mila beneficiari stimati, garantirebbe però una media di circa 1.300 euro l’anno a testa, ben lontana dal tetto teorico. È probabile che il decreto leghi l’importo al reddito del richiedente, al canone versato o al numero dei figli, per far quadrare una platea così ampia con una dotazione così contenuta.

I criteri di accesso già fissati dalla norma restano comunque due. Il genitore non deve essere assegnatario della casa familiare, quando questa è di proprietà della coppia. E deve avere ancora a carico almeno un figlio che non abbia superato i 21 anni. Chi supera quella soglia d’età per il figlio, o chi vive ancora nell’abitazione coniugale, resta fuori a prescindere dal reddito.

Salvini ha presentato la misura come una risposta a un disagio abitativo raramente considerato dalle politiche pubbliche: quello di chi lascia la casa di famiglia e si ritrova a sostenere due canoni, o un affitto oltre alla rata del mutuo condiviso. È una lettura condivisibile del problema. Non toglie però che, con le cifre attuali, il contributo medio resti molto sotto le aspettative create dal tetto dei 500 euro al mese.

Chi rientra nei due requisiti di legge non ha ancora nulla da fare. Non esiste un modulo di domanda, perché il decreto attuativo non è ancora stato scritto. Nei prossimi mesi conviene seguire l’uscita del provvedimento: sarà quel testo, non l’annuncio di agosto, a stabilire quanto arriverà davvero e a chi. Chi soddisfa già entrambi i requisiti può intanto raccogliere le prove di reddito, canone e figli a carico, gli stessi elementi su cui il decreto dovrebbe basare il calcolo dell’importo.

Dati e dichiarazioni riportati da QuiFinanza il 16 agosto 2026, sulla base della nota del ministero delle Infrastrutture datata 13 agosto.