Un solo intervento sui carburanti è oggi effettivo. Il Consiglio dei ministri ha approvato una proroga ponte sul prezzo del gasolio, in vigore fino al 5 settembre. Il resto, cioè il bonus di cui si discute per lavoratori, partite IVA e famiglie a basso reddito, resta un’ipotesi allo studio: nessun importo, nessun requisito, nessuna data ancora fissata.

Lo sconto in vigore vale 17 centesimi al litro, diviso tra riduzione dell’IVA e taglio dell’accisa, e riguarda solo il gasolio. La benzina resta senza alcuna riduzione di prezzo. La misura costa circa 130 milioni di euro allo Stato: una parte arriva da un anticipo fiscale a carico delle aziende energetiche che nel bilancio 2025 avevano ricavi alti.

Per le famiglie con redditi più bassi, l’ipotesi allo studio è un contributo statale intorno ai 100 euro, versato sulla Carta Dedicata a te, la prepagata pubblica che già esiste, in modo che nessuno debba presentare domanda.

Per i lavoratori dipendenti si guarda invece a un voucher benzina pagato dal datore di lavoro su base volontaria: la cifra non farebbe reddito per chi lo riceve e sarebbe interamente deducibile per l’azienda che lo offre. Un meccanismo simile era già stato usato nel 2022 dal governo Draghi, con un tetto massimo di 200 euro per dipendente. Né la misura per i dipendenti né quella per le famiglie ha oggi copertura finanziaria o un provvedimento che la renda operativa.

Chi avrebbe diritto al bonus non è ancora stabilito con precisione. Tra i criteri allo studio ci sono il reddito complessivo del nucleo, il reddito da lavoro dipendente preso singolarmente, e l’ISEE familiare: tre parametri che allargherebbero o restringerebbero di molto la platea coinvolta, a seconda di quale verrà scelto. Chi ha la partita IVA, escluso dal fringe benefit tradizionale, comprerebbe il buono direttamente al distributore. Il costo di quel buono diventerebbe poi deducibile l’anno dopo, quando arriva il momento della dichiarazione dei redditi.

Le imprese di autotrasporto hanno già diritto a un bonus fiscale separato, fino al 70% sui maggiori costi di carburante pagati tra marzo e agosto, utilizzabile entro la fine dell’anno in compensazione con il modello F24.

La ragione del cambio di rotta è di bilancio. Uno sconto uguale per tutti pesa sulle casse pubbliche e finisce per favorire pure le famiglie che un aiuto non lo cercano, quelle con i redditi più alti. Da tempo il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiede misure più selettive, agganciate al reddito e con un occhio a logistica e autotrasporto. Il Codacons non è d’accordo: sostiene che il caro carburante colpisca comunque tutti gli automobilisti, non solo chi rientra in una fascia di reddito.

Per chi guida ogni giorno per andare al lavoro, la cosa più utile da fare ora è aspettare il provvedimento ufficiale prima di cambiare abitudini di spesa: cifra, soglie e platea del bonus benzina non sono ancora scritte da nessuna parte.

Dati e ipotesi riportati da Panorama in un articolo di Cristina Colli pubblicato il 30 agosto 2026.