Un’obbligazione decennale di Goldman Sachs quotata su Borsa Italiana pubblicizza un coupon fino al 6% l’anno. Quel numero riguarda solo la componente variabile del titolo. Il prezzo di mercato, nel frattempo, è sceso a 91,51 centesimi, sotto la soglia dei 100 che la banca rimborserà a scadenza. La cedola più alta si riferisce però a due anni già trascorsi. Dal terzo anno in poi il meccanismo cambia: il coupon si muove con l’Euribor a tre mesi. Il titolo, identificato dal codice XS2482780561, è nato il 27 giugno 2023. La scadenza cade nel giugno del 2033, senza possibilità di rimborso anticipato da parte dell’emittente.
È un fixed-to-reverse floater: nei primi anni paga una cedola fissa, poi la trasforma in una variabile decrescente quando i tassi di mercato salgono. Il 27 giugno 2024 e il 27 giugno 2025 sono già andati in archivio. In quei due stacchi, Goldman Sachs ha versato il 6,50% lordo annuo, per un conto di 65 euro lordi e 48,10 euro netti a ogni titolo da mille euro nominali. Il prelievo fiscale sulle obbligazioni bancarie è più pesante di quello sui titoli di Stato: lo scarto tra lordo e netto lo dimostra.
Dal 27 giugno 2025 fino alla scadenza del 2033, la cedola annua equivale al 6,00% meno l’Euribor a tre mesi moltiplicato per 1,5 volte. C’è un pavimento all’1,50% e un tetto al 6,00%, sempre su base annua. Più sale il costo del denaro sul mercato, meno rende il titolo; più scende, più la cedola si avvicina al tetto. Con l’Euribor a tre mesi fermo al 2,5% di oggi, il calcolo restituirebbe una cedola del 2,25% lordo per l’anno in corso.
Nel primo trimestre del 2026 l’Euribor a tre mesi si è mosso poco sopra il 2%. Tra il 2017 e il 2022 era rimasto stabilmente negativo. Il picco più recente risale al periodo tra l’estate 2023 e l’estate 2024, quando il tasso è salito abbastanza da schiacciare la componente variabile verso il minimo garantito. La cedola dei prossimi anni dipende quindi da un dato macro che nessuno può prevedere con certezza fino al 2033.
Il rendimento effettivo a scadenza si ferma al 3,53% lordo, cioe il 2,91% netto secondo i dati di Borsa Italiana. È meno del 3,66% offerto in questi giorni da un BTP di pari durata. Nel 2026 il prezzo ha toccato un minimo di 90,90 centesimi il 13 marzo e un massimo di 98,80 il primo giugno. Tra i due estremi corre una forbice dell’8,69%.
Il record storico di quotazione, poco sopra 102, risale al 23 gennaio 2024 e da allora non è più stato raggiunto. Nella fase a cedola fissa, cioè nei primi due anni, le quotazioni sono rimaste quasi sempre vicine ai 100 centesimi. L’unico scivolone è arrivato nell’autunno 2023, quando il prezzo era sceso fino a 91-92.
Il titolo resta poco scambiato. Il flottante è di 80 milioni di euro e l’ingresso minimo è fissato a mille euro. In alcune sedute non si conclude nemmeno un contratto. Le agenzie assegnano comunque a Goldman Sachs un rating solido: A per Fitch, A2 per Moody’s, BBB+ per Standard & Poor’s. È un livello che rende il rischio di controparte piuttosto basso.
Nella scheda prodotto, l’indicatore di rischio ufficiale segna 1 su una scala che arriva a 7. Quel voto vale però solo se il titolo resta in portafoglio fino alla scadenza. Chi lo vende prima, in un mercato quasi senza scambi, rischia di incassare un prezzo peggiore di quello che vede a schermo.
Chi lo confronta con un conto deposito o con un BTP di pari durata deve guardare oltre la cedola più alta. Tre condizioni vanno pesate insieme prima di decidere: un prezzo sotto la pari fino al 2033, una cedola che può scendere fino all’1,50% se l’Euribor risale, una liquidità scarsa che rende difficile smobilizzare il titolo prima della scadenza. Secondo l’analisi di Money.it firmata da Stefano Vozza, il bond è pensato per chi ha già un’ampia tolleranza al rischio, non per chi cerca un parcheggio sicuro per la liquidità.
Dati e analisi riportati da Money.it in un articolo di Stefano Vozza pubblicato il 19 agosto 2026.