Il Treasury americano con scadenza a trent’anni paga oggi il 5,327%, il livello più alto dal 2007. Il segnale non arriva dalle banche centrali ma dal mercato obbligazionario, dove i rendimenti salgono insieme in Giappone, in Europa e negli Stati Uniti.
In Giappone il titolo decennale paga ora il 2,945%, un valore che non si vedeva da circa tre decenni, mentre negli Stati Uniti il decennale si è avvicinato al 4,7%. In Germania il Bund è salito al livello più alto dal 2011.
A spingere la corsa dei rendimenti si è aggiunto il petrolio. Il Brent viaggia sopra i 91 dollari, sostenuto dalle tensioni tra Washington e Teheran sulle forniture che passano dallo Stretto di Hormuz.
Qui sta il punto che confonde chi segue i mercati con poca attenzione: la banca centrale americana potrebbe interrompere i rialzi, ma sui prestiti di lunga durata il costo del denaro sta comunque salendo. Il tasso deciso dalla banca centrale americana e il rendimento di un’obbligazione trentennale rispondono a logiche diverse. Il primo riflette una scelta di policy. Il secondo riflette quanto gli investitori si aspettano da inflazione, debito pubblico e crescita nei prossimi decenni.
Dopo dati macro più deboli negli Stati Uniti, gli operatori assegnano ora una probabilità minore a un nuovo rialzo Fed a settembre. Nello stesso tempo temono che il greggio più caro rallenti la discesa dei prezzi al consumo, e che l’offerta crescente di titoli pubblici, necessaria a finanziare una spesa federale molto alta, richieda rendimenti più generosi per trovare compratori. In Europa lo stesso meccanismo comincia a farsi sentire: gli investitori guardano con più attenzione alla spesa per difesa e agli investimenti pubblici annunciati dai governi.
L’effetto si è fatto sentire subito in Borsa. Lo Stoxx 600 ha ceduto lo 0,2% in avvio di seduta e il Nikkei giapponese aveva già perso oltre il 2% nella sessione asiatica. Quando un’obbligazione statale rende di più, diventa un’alternativa più solida rispetto alle azioni, e le società con più debito o con utili attesi lontani nel tempo sono le prime a soffrirne.
Per l’Italia la questione riguarda i Btp ben oltre lo spread rispetto al Bund tedesco. Se il livello generale dei rendimenti europei sale, l’Italia può pagare di più per finanziare il proprio debito anche se il differenziale con la Germania resta stabile. Con ritardo, la stessa pressione arriva su mutui delle famiglie e prestiti alle imprese.
Secondo QuiFinanza, il prossimo test è fissato per il 19 agosto, giorno in cui la Fed pubblica i verbali dell’ultima riunione di luglio. Chi ha un mutuo a tasso variabile o gestisce la liquidità di un’impresa dovrebbe leggerli come indicazione su quanto a lungo il denaro resterà caro, più che come garanzia di un imminente ritorno ai tassi bassi.
Dati ed elementi dell’articolo sono tratti da QuiFinanza, a firma di Donatella Maisto, pubblicato il 18 agosto 2026.