Il decreto legislativo 147 del 2026, che ridisegna il federalismo fiscale di Regioni, Province e Comuni, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 185 l’11 agosto, dopo l’approvazione definitiva del testo. Lo riporta Money.it.
La Conferenza Unificata Stato-Regioni si è espressa con parere contrario. L’esecutivo ha scelto di procedere lo stesso, da un lato per rispettare i tempi previsti dalla delega fiscale, dall’altro per introdurre novità su bollo auto, sanzioni e tributi locali.
Alla base del provvedimento ci sono due obiettivi. Il primo è rendere più semplice il rapporto tra contribuenti ed enti locali, spingendo chi deve pagare a farlo spontaneamente invece di finire in contenzioso. Il secondo è chiarire con precisione a quale ente spettano le somme versate dai cittadini, per migliorare la riscossione dei tributi locali.
Con il nuovo testo, il bollo auto assume la natura di tributo proprio derivato, il che dà alle Regioni margine di manovra maggiore nella sua gestione. Per le persone fisiche, il pagamento segue la residenza del proprietario al momento della scadenza. Per le società, invece, vale la sede legale oppure, se diverso, il luogo da cui l’azienda viene amministrata di fatto.
Le imprese registrate in Camera di Commercio hanno tempo fino a novanta giorni per mettere in regola l’indirizzo della propria sede, così da evitare di pagare la tassa nella Regione sbagliata. Il superbollo resta invece sotto competenza statale: le sue esenzioni seguono le regole nazionali, non quelle regionali. Dal primo gennaio 2027, però, sconti ed esenzioni che valgono sul bollo ordinario smetteranno di estendersi al superbollo.
Anche chi ha l’auto sotto fermo amministrativo dovrà continuare a pagare il bollo. Il periodo di blocco non esonera dal versamento, che resta dovuto per l’intera durata del fermo.
Sul fronte della riscossione, comuni e regioni potranno decidere in piena autonomia di tagliare fino al 20% quanto dovuto sui propri tributi per chi attiva la domiciliazione bancaria del pagamento. Prima di emettere un accertamento formale, gli enti locali dovranno inviare avvisi bonari. In questo modo il contribuente sistema la sua posizione con sanzioni più basse. Per gli errori sulle imposte locali resterà aperta anche la strada del ravvedimento operoso, utilizzabile anche dopo aver ricevuto questionari o inviti a comparire.
Cambiano anche le sanzioni Imu per chi dimentica o sbaglia la dichiarazione, con effetto dal primo gennaio 2027. Oggi l’omessa dichiarazione costa tra il 100 e il 200% dell’imposta dovuta; dal prossimo anno la sanzione diventa fissa al 100%, con un minimo di 50 euro. Per la dichiarazione infedele la sanzione scende da una forbice tra il 50 e il 100% a una percentuale fissa del 40%, sempre con un minimo di 50 euro.
Chi amministra un’impresa dovrebbe verificare subito l’indirizzo registrato in Camera di Commercio, perché la finestra di novanta giorni corre già dalla pubblicazione del decreto. Chi possiede case, invece, ha tempo fino al 2027 per prepararsi alle nuove sanzioni Imu, ma conviene tenerne conto già nella prossima dichiarazione dei redditi.
Dati e dettagli riportati da Money.it, in un articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 12 agosto 2026.