Il decreto che cancella il bollo auto dal 2027 è entrato in vigore giovedì, il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La platea coinvolta comprende i veicoli fino a 80 kW di potenza: circa 13 milioni e 200mila automobili, a cui si aggiunge un milione e 100mila tra scooter e moto, secondo le stime diffuse dal governo. Il costo per lo Stato è di 2,3 miliardi di euro, coperti con fondi del Pnrr rimasti inutilizzati.

C’è però un dettaglio che cambia il peso della notizia: il decreto finanzia lo stop alla tassa per un solo anno. Renderlo permanente oltre il 2027 richiede una norma scritta nella prossima legge di bilancio, che a oggi non esiste ancora. Chi guida un’utilitaria può quindi contare sull’esenzione per quell’anno, non su un addio definitivo al bollo.

Tutto il resto descritto in queste settimane come parte della manovra resta, in senso stretto, un elenco di ipotesi. Il governo scrive il testo mentre si avvicina un appuntamento elettorale e con un margine di spesa ridotto dal debito pubblico sopra i 3.200 miliardi di euro, dato Bankitalia di luglio, oltre a un costo del rifinanziamento che salirà verso il 2027. Ogni misura nuova dovrà avere una copertura verificabile prima di diventare legge.

Sul lavoro under 35 circolano due proposte alternative, non ancora una sola linea condivisa. Una arriva da Giancarlo Giorgetti, che da ministro dell’Economia applicherebbe un’aliquota agevolata sugli incrementi salariali concordati per i più giovani, con le imprese coinvolte nel meccanismo. L’altra arriva da Claudio Durigon, che al ministero del Lavoro ha la delega ai rapporti di lavoro: un’aliquota fissa al 5% per cinque anni su chi assume under 35. Sono due strade diverse per lo stesso obiettivo, e la manovra ne sceglierà al massimo una.

Il Pacchetto Lavoro della ministra Marina Calderone dovrebbe tornare, forse con criteri più selettivi: sgravi contributivi per chi assume a tempo indeterminato donne e giovani, per le imprese nelle Zes e per la stabilizzazione dei precari; tassazione ridotta al 5% su rinnovi contrattuali, turni notturni e straordinari; un’aliquota all’1% sui premi di produttività. Il Fondo nuove competenze potrebbe salire sopra i 2 miliardi di euro, ma anche questo dipende dalle risorse residue a fine trattativa.

Sul fronte famiglia si discute di un conto di risparmio previdenziale per i neonati e di un bonus più alto per le madri che lavorano, con due figli a carico e un tetto di reddito familiare fissato a 40mila euro l’anno: oggi il beneficio è fermo a 60 euro al mese. Restano progetti condizionati alla disponibilità di fondi.

Sul fisco, il deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato propone un’aliquota ridotta, al 10% oppure al 15%, sulla tredicesima di chi guadagna fino a 15mila euro l’anno: un beneficio netto stimato dai 200 ai 500 euro in busta paga, a seconda del reddito, e un’idea che piace ai sindacati ma deve ancora trovare copertura. La Lega chiede di alzare da 85mila a 100mila euro il tetto di ricavi per la flat tax delle partite Iva, misura che serve prima il via libera di Bruxelles. E il governo ritenta, dopo averlo mancato lo scorso anno, l’allargamento dell’aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito, oggi fermo a 50mila con un’aliquota al 43% sopra quella soglia: un taglio che coinvolgerebbe all’incirca un milione di persone, per un costo di 3 miliardi di euro.

Per le imprese si valutano l’iperammortamento sugli investimenti in intelligenza artificiale, incentivi per la robotica avanzata e l’estensione delle semplificazioni Zes su scala nazionale. Sull’edilizia si discute di un conto termico riservato all’edilizia popolare e della conferma del bonus al 50% sulla prima casa, con la possibilità di arrivare al 65% quando i lavori includono anche una riqualificazione energetica. Il vicepremier Matteo Salvini chiede intanto una revisione delle regole Isee per evitare che gli stessi nuclei familiari incassino più bonus in parallelo.

Chi organizza le proprie finanze in base a queste misure farebbe bene a distinguere tra le due categorie: la tassa sulle auto sparisce dal 2027 per decreto già firmato, tutto il resto entra o esce dal testo della manovra fino all’approvazione definitiva, attesa entro fine anno.

Ricostruzione basata su un articolo di Luana Cimino per Adnkronos, pubblicato ieri.