Il Consiglio dei ministri ha varato martedì un decreto che libera dal bollo, dal 2027, chi possiede una vettura a benzina, diesel o ibrida con potenza non superiore agli 80 kW, insieme a chi possiede una moto. Lo riporta Money.it. Il beneficio non vale per nucleo familiare ma per singola persona: chi ha due mezzi agevolabili a proprio nome ottiene lo sconto su uno solo, mentre due coniugi che intestano un’auto a testa lo azzerano entrambi.
Chi si trova in questa situazione non sceglie quale veicolo resta scoperto: il decreto assegna l’esenzione al mezzo con i kW più bassi e, a pari potenza, a quello con il bollo minore. Per le moto la stessa logica riguarda solo chi non ha già ottenuto lo sconto su un’auto sotto gli 80 kW. Basta un mezzo senza altri veicoli a proprio nome, nel 2027, per avere diritto a un’esenzione autonoma.
Le tariffe restano quelle di sempre: 2,58 euro a kW su Euro 4, Euro 5 ed Euro 6, 2,70 euro a kW sulle Euro 3, entro i 100 kW. Su un’utilitaria Euro 6 da 51 kW il bollo pesa 131,58 euro l’anno; su una berlina della stessa classe da 77 kW sale a 198,66 euro, fino ai 206,40 euro al limite di potenza coperto dalla misura.
Il passaggio di proprietà, anche tra parenti stretti, non gode di sconti rispetto a una compravendita tra sconosciuti. La parte fissa vale circa 101 euro, più il compenso dell’agenzia per chi non fa da sé la pratica. La voce che pesa di più porta la sigla IPT, cioè imposta provinciale di trascrizione: 150,81 euro se il mezzo è sotto i 53 kW, altrimenti 3,5119 euro per kW calcolati sulla potenza complessiva, non solo sulla parte eccedente. Quasi ovunque, da Milano a Napoli, le Province applicano il tetto massimo del 30% ammesso dalla legge, tranne a Trento, Bolzano e Aosta. Con quel tetto, il conto parte da 297,25 euro per le utilitarie più leggere e arriva a 466,44 euro al limite degli 80 kW.
Chi possiede due auto agevolabili paga oggi il bollo di quella più potente, ma per azzerarlo può cedere anche l’altra: il risparmio complessivo è identico, e trasferire il veicolo meno potente costa meno perché l’imposta provinciale dipende proprio dai kW del mezzo. Fino a 53 kW l’importo resta fisso, quindi conviene sempre spostare l’auto più leggera.
Prendiamo il caso di chi vive in una Provincia con il tetto pieno e possiede due Euro 6, un’utilitaria da 51 kW e una berlina da 77 kW, con il coniuge senza veicoli propri. In base al criterio del kW più basso, l’utilitaria ottiene già oggi lo sconto, mentre sulla berlina restano da versare 198,66 euro l’anno. Il trasferimento dell’utilitaria al coniuge richiede un esborso di 297,25 euro: se l’esenzione dura solo il 2027, il bilancio resta in rosso di 98,59 euro. Il quadro cambia se, come lasciato intendere da Palazzo Chigi, la misura diventa strutturale: il costo si paga una volta, il beneficio si incassa ogni anno. Il saldo passa da 98,59 euro in rosso con un solo anno di sconto a 100,07 euro in attivo con due, 298,73 euro con tre e 696,05 euro con cinque: il trasferimento si ripaga già al secondo anno.
Il tempismo conta. Il bollo spetta a chi risulta proprietario al PRA, il registro pubblico dei veicoli, quando scade il termine di versamento, la chiusura del mese che segue la scadenza ordinaria (in Lombardia, invece, fa fede il giorno d’apertura del periodo d’imposta). Il trasferimento va quindi registrato prima di quel momento, altrimenti il bollo resta a carico del vecchio proprietario, e trascritto al PRA entro sessanta giorni dall’autenticazione della firma.
Il decreto, va detto, non è ancora legge: manca la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la conversione parlamentare, che potrebbe introdurre regole contro i passaggi decisi solo per intascare l’agevolazione. Anche l’estensione oltre il 2027, per ora solo un’ipotesi allo studio, potrebbe arrivare con una soglia di potenza diversa da quella attuale.
Soprattutto, tutto questo riguarda il bollo del 2027: la scadenza che chi ha due auto paga quest’anno resta quella di sempre, senza alcuna esenzione. Meglio aspettare la conversione in legge prima di firmare il trasferimento: farlo ora non cambia l’importo dovuto sulla prossima scadenza, e rischia solo di anticipare una spesa per un beneficio che potrebbe arrivare con condizioni diverse da quelle di oggi.
Dati e calcoli ripresi da Money.it, pubblicati giovedì 17 settembre 2026.