Boeing ha archiviato il trimestre chiuso a giugno 2026 con 428 milioni di dollari di rosso netto. Un anno prima, nello stesso periodo del 2025, il passivo era stato di 612 milioni: il miglioramento c’è, ma non basta. Gli analisti si aspettavano tutt’altro, un utile seppure piccolo, non un’ulteriore perdita.

La perdita per azione core, l’indicatore che esclude le voci straordinarie, è scesa a 0,76 dollari. Un anno prima si fermava a 1,25 dollari. I ricavi, invece, sono cresciuti dell’8% in dollari, fino a un totale di 24,56 miliardi. La domanda di aerei non ha rallentato: i conti restano comunque in rosso.

Dietro il fatturato in crescita c’è un dato che pesa di più: il portafoglio ordini ha toccato quota 715 miliardi di dollari, un massimo storico per l’azienda. Le prenotazioni coprono 6.200 velivoli commerciali ancora da consegnare. Un arretrato di quella misura racconta una domanda solida, ma non garantisce nulla sulla capacità di Boeing di consegnare quegli aerei nei tempi promessi: una delle fragilità note del gruppo negli ultimi anni. Più ordini in coda, per un produttore già in affanno sulle consegne, significano anche più tempo di attesa per le compagnie clienti.

A pesare sul trimestre sono stati 280 milioni di dollari di oneri riconducibili al programma VC-25B, il progetto per i due nuovi aerei presidenziali statunitensi (i futuri Air Force One). Le consegne slittano al 2028 e al 2029. Quel ritardo pesa già sui conti di oggi, non solo su quelli futuri. Senza quegli oneri, secondo i calcoli impliciti nei numeri diffusi dall’azienda, il trimestre si sarebbe chiuso vicino al pareggio.

L’amministratore delegato Kelly Ortberg ha descritto un’azienda più stabile, con le certificazioni dei programmi principali che procedono nei tempi previsti. Ha aggiunto che l’obiettivo resta consolidare la fiducia ricostruita, puntando su sicurezza, qualità e rispetto delle scadenze, pur ammettendo che resta molto lavoro nella parte restante del 2026. Sono parole che vanno lette insieme a un fatto semplice: è l’azienda stessa a fissare il metro del proprio giudizio. Nessun dato di consegna trimestrale verificato da un revisore esterno accompagna, per ora, la promessa di stabilità operativa.

Secondo quanto riportato ieri da Wall Street Italia, il quadro resta quello di un gruppo che riduce le perdite senza ancora tornare in utile, mentre il mercato aveva scommesso su un trimestre già positivo. Chi segue il titolo o la filiera aerospaziale italiana dovrà guardare le prossime consegne, non solo il portafoglio ordini. Solo lì si vedrà se il record da 715 miliardi diventa un utile vero o resta un numero sulla carta.

Dati e dichiarazioni riportati da Wall Street Italia, pubblicati ieri, 28 luglio 2026.