BNP Paribas è oggi la banca più grande d’Europa per totale degli attivi: pesa 2.900 miliardi di euro in bilancio, dato aggiornato a dicembre 2025. Al secondo posto c’è HSBC, con 2.810 miliardi. Terza è Crédit Agricole, a quota 2.730 miliardi. Il podio segna un cambio di guardia: fino al 2018 la classifica europea per attivi era guidata dalla banca britannica, non da quella francese. Il dato più significativo, elaborato da S&P Global sui venti maggiori gruppi del continente, riguarda però un altro Paese: la Francia piazza cinque istituti tra i primi dieci.

Oltre a BNP Paribas, tra le prime dieci banche del continente compaiono anche Crédit Agricole, Société Générale, il gruppo cooperativo BPCE e Crédit Mutuel. Nessun altro Paese europeo si avvicina a questo numero. BNP Paribas nasce da una fusione storica, quella tra Banque Nationale de Paris e Paribas nel 2000, un’operazione che ha ridisegnato gli equilibri bancari continentali. Tra i soci di minoranza c’è lo Stato belga, insieme al fondo BlackRock, mentre l’attività retail della banca negli Stati Uniti si è chiusa nel 2019.

Al secondo posto tra le potenze bancarie europee si piazza il Regno Unito: oltre a HSBC, seconda assoluta, e Barclays, quinta, la classifica include NatWest, Standard Chartered e Lloyds. La forza di Londra ha però un prezzo pesante. Dopo l’addio all’Unione Europea nel 2020, HSBC e Barclays hanno dovuto investire importi enormi, nell’ordine delle centinaia di milioni, per riorganizzare le strutture nel nuovo scenario post Brexit. Quell’adeguamento ha tolto peso alla City nel governo della finanza europea, un ruolo che oggi si gioca sempre più tra Parigi e Francoforte.

La Germania, la prima economia del continente, compare nella top venti con un solo nome: Deutsche Bank, all’ottavo posto, per 1.500 miliardi di euro di attivi, quotata sia a Francoforte sia a New York. Sembra un paradosso, ma non lo è. In Germania il sistema bancario è organizzato in modo diverso, e resta diviso tra istituti commerciali privati, casse di risparmio regionali e banche cooperative locali. Una struttura che moltiplica gli operatori sul territorio invece di concentrare le risorse in pochi grandi gruppi.

Il Sud Europa completa il quadro. La Spagna, come la Francia, piazza tre banche nella top venti. Santander vale 2.020 miliardi, BBVA ne pesa 880 e CaixaBank si ferma a 685.

L’Italia risponde con due nomi. Con 970 miliardi di attivi, Intesa Sanpaolo guida oggi le banche italiane ed è tredicesima nella classifica continentale. Ha superato UniCredit, ferma a 880 miliardi e quindicesima: nel 2018 era ancora UniCredit il primo gruppo bancario italiano. Pesa anche il risiko bancario italiano degli ultimi anni, a partire dall’acquisizione di UBI Banca che ha rafforzato Intesa sul mercato interno.

La classifica misura solo la dimensione del bilancio: quanto un istituto ha tra prestiti, titoli e liquidità. Non dice nulla sulla redditività, né sul valore che le assegna la Borsa. I numeri arrivano da S&P Global e sono stati ripresi da Money.it, aggiornati a dicembre 2025. La conversione in euro riflette il cambio registrato il 24 luglio del 2026, il che spiega eventuali scarti rispetto alle cifre in dollari dei report originali.

Per chi ha in portafoglio titoli di una banca italiana, questa scala non certifica la sicurezza dell’istituto. La solidità si misura sul capitale e sulla qualità del credito, non sul totale di bilancio. Il numero da seguire nei prossimi mesi è un altro, quello dei primi passi verso un’unione bancaria europea che renda più semplici le fusioni transfrontaliere tra istituti oggi ancora molto diversi per taglia.

Dati elaborati da S&P Global e ripresi da Money.it, in un articolo di Emanuele Di Baldo pubblicato il 4 agosto 2026.