Bitcoin è arrivato vicino a 87.800 dollari nelle ultime ore di venerdì 2 ottobre, senza raggiungere quota, e poi ha restituito una parte del rialzo. Quel livello è un’istantanea intraday e non una chiusura di seduta. A spingere il prezzo, secondo Soldionline, sono stati i numeri deboli sul lavoro americano.
Il dato su settembre è il punto di partenza. Negli Stati Uniti sarebbero stati creati appena 29.000 posti, mentre la disoccupazione sarebbe salita al 4,2%. Subito dopo sono calati i rendimenti dei Treasury, i titoli di Stato americani, e i capitali si sono spostati su asset più rischiosi. Poi molti hanno incassato i guadagni.
Tra i trader prevale un clima risk-on, cioè di propensione al rischio. La dominance di Bitcoin, la sua fetta del valore complessivo del mercato crypto, torna verso il 60%. Per Tether (USDT) il peso cala a circa il 6,3%. È una lettura dei trader, e c’è chi ricorda che il quadro macro è fragile.
Gli ETF su Bitcoin hanno raccolto a inizio ottobre afflussi netti per 103 milioni di dollari, più o meno. Dopo settimane più incerte è un segnale di interesse istituzionale. Soldionline precisa però che siamo lontani dai massimi di inizio anno, e l’articolo non fornisce il termine di paragone in cifre.
Più rumorosa è la parte dei derivati. L’open interest, il valore dei contratti ancora aperti, sarebbe salito di 2,3 miliardi di dollari, più o meno. I tassi di funding sono in crescita: chi scommette al rialzo paga di più per tenere la posizione. Nella corsa verso quota 87.000 dollari sono poi scattate, stando a Soldionline, liquidazioni di scommesse al ribasso: più di 120 milioni di dollari. Chi vende allo scoperto, quando viene chiuso d’ufficio, deve ricomprare, e quell’acquisto forzato alimenta la salita.
Il meccanismo ha un rovescio. Un rialzo sostenuto da leva e liquidazioni è più nervoso di uno guidato da acquisti spot, e per questo le prese di profitto sono arrivate in fretta. Tutte le cifre sui derivati sono riportate al condizionale e non vengono da una fonte indipendente.
Dal fronte tradizionale arriva un’altra notizia, ancora da confermare. BNY Mellon, banca americana, avrebbe avviato un negoziato con Payward, che controlla l’exchange Kraken. L’intesa potrebbe riguardare la custodia, la compravendita e i pagamenti con valute digitali. La notizia è riportata al condizionale e i termini dell’accordo non sono noti.
Intanto chiude Blast, una rete costruita sopra Ethereum per alleggerirne i costi. Un tempo custodiva più di 2 miliardi di dollari, ma il valore bloccato è crollato di circa il 98%. Il mercato resta selettivo: guadagna spazio Bitcoin, mentre i progetti più piccoli faticano.
Resta l’incognita delle regole americane. Negli Stati Uniti circola il nome di Jay Clayton, che ha guidato la SEC con una linea dura sulle crypto, per una eventuale nuova amministrazione. La commissaria Hester Peirce, invece, lascia un confronto irrisolto: da un lato l’innovazione, dall’altro chi investe e va protetto.
Chi segue Bitcoin dovrebbe confrontare le chiusure giornaliere, non i massimi intraday, e tenere d’occhio i prossimi dati sull’occupazione americana e le mosse dei regolatori: sono loro a decidere se il rialzo regge.
Secondo Soldionline, articolo della redazione pubblicato venerdì 2 ottobre 2026 alle 20
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