Mercoledì 7 ottobre Bitcoin ha perso quota 84.000 dollari. Il motivo è geopolitico: attacchi iraniani a delle petroliere, a Hormuz, hanno spinto in alto il petrolio, e il Brent ha superato quota 101 dollari. In 24 ore le posizioni liquidate sul mercato crypto sono state 547 milioni di dollari, con un balzo del 235%, secondo Cryptonomist.

Il petrolio ha trascinato verso l’alto anche i rendimenti dei titoli di Stato americani e il dollaro, come ha riportato CoinDesk. Ether vale 2.600 dollari e dalla mezzanotte ha lasciato il 3,5%. Le crypto minori hanno sofferto di più: l’indice CoinDesk 80 ha lasciato quasi 4 punti, contro il 2,5% dell’indice delle cinque maggiori. I token DeFi sono scesi di quasi il 6%.

Delle liquidazioni totali, 174 milioni riguardano ether. I numeri sono di CoinGlass, che monitora i derivati. Sui futures il volume è cresciuto del 16%, arrivando a 182,85 miliardi, in dollari. L’open interest, cioè il valore delle posizioni ancora aperte, ha fatto l’opposto: meno 1%, a 152,60 miliardi. Più scambi e meno posizioni aperte indicano un riposizionamento, non una nuova ondata di scommesse al rialzo.

Oltre la metà dei contratti eseguiti a mercato era in vendita, per la precisione il 52% e qualcosa. I funding rate dei token principali sono finiti poco sotto lo zero: chi scommette al ribasso pagava chi scommette al rialzo per tenere aperte le posizioni.

Bitcoin ed ether raccontano due storie diverse. Per i futures su Bitcoin l’open interest è tornato a 660.000 BTC, lontano dal record dell’anno di 800.000. Il minimo a 11 mesi, 626.000 BTC, risale al 30 settembre. Secondo CoinGlass il rimbalzo non basta a parlare di nuova domanda a leva. Su ether, in un solo giorno, l’indicatore è passato dai 12,5 milioni di ETH ai 13,22 milioni. Se tenesse, spezzerebbe il trend ribassista iniziato col picco di maggio, vicino a 15,95 milioni.

C’è poi un dato che stona. Martedì 6 ottobre i fondi quotati americani sul Bitcoin hanno incassato 119 milioni di dollari, stando a SoSoValue. Su cinque sedute con i mercati aperti, quattro hanno visto entrate nette. Il prezzo scende mentre i fondi comprano, quindi gli investitori istituzionali, almeno per ora, non stanno scappando.

Le opzioni confermano la calma. La volatilità implicita di Bitcoin ed ether, su un orizzonte di un mese, resta vicina ai minimi dell’anno. Lo stesso vale per l’indice VIX della Borsa americana, nonostante l’agitazione sulle obbligazioni. Su Deribit gli scambi sono andati soprattutto alle call con prezzo di esercizio superiore a 80.000 dollari.

Il colpo più duro è arrivato ai token delle reti layer-2 di Ethereum, costruite sopra la blockchain principale. Abstract, legata a Pudgy Penguins, ha chiuso l’attività: è la seconda rete di questo tipo a fermarsi in sette giorni. Optimism (OP) ha ceduto il 10%, Mantle quasi altrettanto, Arbitrum circa il 7%, mentre PENGU ha perso oltre il 7%. Tra gli altri, Uniswap ha perso quasi il 9% e Cardano il 7,5%, scendendo a circa 26 centesimi.

In controtendenza ci sono Stacks, con un rialzo vicino al 6%, e SAND, cresciuto del 9%.

Chi ha crypto in portafoglio dovrebbe guardare il petrolio più del grafico di Bitcoin: finché il Brent resta sopra i 100 dollari, i rendimenti americani possono innescare nuove liquidazioni.

Secondo Cryptonomist, che cita dati CoinDesk, CoinGlass e SoSoValue, nell’articolo pubblicato mercoledì 7 ottobre 2026.