Bitcoin ha attraversato il weekend di nuovi raid statunitensi contro l’Iran restando sopra i 77.000 dollari. Lunedì il prezzo si è fermato a 78.623 dollari, con una flessione giornaliera dello 0,7%. Il mese di agosto porta comunque a casa un rialzo oltre il 24%, il migliore per la criptovaluta dal 2017. Il quadro emerge da un’analisi pubblicata da Cryptonomist il 31 agosto, basata sui dati aggregati di CoinGecko e sui flussi degli ETF spot.
La tenuta del prezzo si nota soprattutto per il momento in cui arriva: una settimana con tensioni geopolitiche aperte e segnali restrittivi da parte della banca centrale statunitense, due elementi che di solito spingono gli investitori verso scelte più caute. Sabato gli Stati Uniti hanno colpito nuovamente obiettivi in Iran, il primo scambio di fuoco dalla fine di luglio, riportando l’attenzione sul rischio per il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Il petrolio WTI sale del 2,6% e tocca quota 85,60 dollari al barile.
Wall Street ha invece perso terreno. L’indice S&P 500 si è fermato a 7.673 punti, lo 0,5% in meno rispetto alla chiusura precedente. Il Nasdaq, dal canto suo, ha ceduto lo 0,4%. Anche l’oro, il rifugio più tradizionale in caso di tensione geopolitica, è arretrato fino a circa 4.440 dollari.
Il secondo fattore ha pesato più della guerra stessa. A Jackson Hole, il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha tenuto un discorso dal tono aggressivo sui tassi, e il mercato ha reagito alzando dal 35% al 58% la probabilità di un nuovo rialzo a settembre. È dopo quel discorso che il rally di Bitcoin ha perso slancio: da quel momento gli ETF spot dedicati a Bitcoin hanno visto fermarsi la serie di afflussi netti che durava da nove sedute consecutive.
Ethereum, nel frattempo, si muove su un binario proprio. Il token oscilla sui 2.448 dollari e porta a casa un progresso mensile che sfiora il 30%, mentre i fondi legati alla seconda criptovaluta per capitalizzazione continuano a registrare deflussi di capitale. La divergenza tra prezzo in salita e fondi in deflusso racconta una cautela che resiste anche davanti a un rendimento robusto.
Per l’analista di Nexo Dispatch Iliya Kalchev, la notizia più importante della giornata non è la performance mensile ma la tenuta stessa del prezzo. Per Kalchev è insolito che una banca centrale dai toni aggressivi e un conflitto armato in corso mettano sotto pressione lo stesso tipo di investimento rischioso nella stessa settimana. Che Bitcoin abbia retto a entrambi i fronti, per l’analista, conta più del guadagno mensile in sé.
Kalchev cita anche i volumi sui derivati, più che raddoppiati in 24 ore, fino a toccare quota 183 miliardi di dollari, con un open interest rimasto quasi fermo. Per l’analista i trader stanno spostando posizioni già aperte, non immettendo capitale nuovo sul mercato. Succede spesso quando prevale l’incertezza e chi opera preferisce muovere quello che ha già in portafoglio invece di aumentare l’esposizione complessiva.
Da qui in avanti gli operatori guardano a due appuntamenti. Venerdì arriva il dato USA sui posti di lavoro, l’11 settembre tocca ai prezzi al consumo di agosto. Se quei numeri confermeranno la lettura aggressiva della Fed, la tenuta mostrata contro raid militari e retorica sui tassi verrà messa alla prova da un fronte diverso, quello dei dati macro veri e propri.
Chi ha un’esposizione cripto in portafoglio farebbe bene a seguire i flussi settimanali sugli ETF più del prezzo in sé: è quel dato a dire se 78.000 dollari diventano un nuovo pavimento o restano un picco temporaneo.
Dati e dichiarazioni riportati da Cryptonomist nell’articolo pubblicato il 31 agosto 2026.