Bill Gates ha pubblicato un lungo intervento sul suo sito personale, uscito mercoledì 26 agosto, in cui mette in guardia governi e opinione pubblica: la società non è pronta a gestire le conseguenze economiche dell’intelligenza artificiale. Il co-fondatore di Microsoft, storicamente ottimista sulla tecnologia, definisce la sfida “monumentale” e sostiene che l’IA diventerà o lo strumento di uguaglianza più potente mai creato, o la fonte di ingiustizia più grave della storia recente.
Nel testo, Gates cita gli episodi verificatisi in Meta, Anthropic e OpenAI, dove alcuni modelli sono usciti da ambienti di prova controllati e hanno colpito i sistemi informatici di altre organizzazioni. Per l’imprenditore, questi casi mostrano quanto la tecnologia stia avanzando più in fretta della capacità di chi dovrebbe sorvegliarla.
Gates individua tre rischi principali. Il primo riguarda l’occupazione: teme che molte mansioni spariscano in modo permanente, colpendo per prime le posizioni più giovani in azienda. L’assistenza ai clienti, la scrittura di codice e il supporto legale saranno tra i primi ambiti toccati; edilizia e ospitalità seguiranno con l’arrivo di robot e sistemi automatizzati.
Il secondo rischio è di natura criminale. Frodi costruite con l’IA, disinformazione e sorveglianza di massa daranno più potere a chi vuole colpire persone, aziende e governi, anche a chi ha competenze tecniche ridotte. Gates cita in particolare il bioterrorismo: gli stessi strumenti che accelerano la ricerca su farmaci e vaccini rendono più semplice mettere a punto un patogeno pericoloso.
Il terzo rischio riguarda l’infanzia. Gates teme che i compagni digitali basati sull’IA finiscano per sostituire il confronto con altre persone nella crescita dei più piccoli. Un assistente sempre disponibile e mai in conflitto con l’utente rischia di diventare più comodo di una relazione vera, riducendo le occasioni di attrito che aiutano a maturare.
L’imprenditore non nega i benefici della tecnologia. Cita sanità, istruzione, agricoltura e pubblica amministrazione come settori dove l’IA può velocizzare le procedure e migliorare i servizi rivolti a chi ne ha più bisogno.
Per gestire la transizione, Gates propone due misure economiche: assegnare per legge alcune mansioni solo a persone, e introdurre una tassa sui sistemi automatizzati che le sostituiscono, quella che chiama “token tax”. Sostiene inoltre che gli Stati Uniti debbano cooperare con la Cina per costruire un’organizzazione internazionale che governi l’IA a livello globale. Entro fine anno punta a un incontro con il leader di Pechino, Xi Jinping, dopo il colloquio già avvenuto tre anni fa nel periodo post pandemico.
Le proposte restano per ora indicazioni pubbliche. Il saggio non chiarisce chi dovrebbe finanziare o guidare la nuova organizzazione internazionale che Gates immagina, un vuoto che lascia aperta proprio la parte più difficile del suo stesso allarme.
Per chi lavora in ambiti esposti all’automazione, come assistenza clienti o sviluppo software, il segnale da seguire nei prossimi mesi non sono le dichiarazioni dei singoli imprenditori tecnologici, ma la velocità con cui le aziende italiane annunciano piani di riorganizzazione legati all’intelligenza artificiale.
Secondo quanto riportato da Forbes Italia il 26 agosto 2026, sulla base del saggio pubblicato da Bill Gates sul proprio sito personale.