Diciassette governi dell’Unione europea hanno scritto alla presidenza irlandese per chiedere di non ridurre ancora i fondi di Coesione e Agricoltura nel bilancio comune 2028-2034. La lettera, indirizzata al primo ministro Micheál Martin, arriva prima del vertice dei capi di governo fissato per il 15 e 16 ottobre, dove i leader discuteranno il nuovo Quadro finanziario pluriennale. Secondo Il Sole 24 Ore, che l’ha raccontata sabato 3 ottobre, l’iniziativa si deve a Giorgia Meloni e al presidente romeno Nicușor Dan, stando a fonti diplomatiche.
Il gruppo si chiama Amici della Coesione. Chiede che il totale dei fondi per le due politiche resti intatto, perché ulteriori riduzioni ne indebolirebbero gli obiettivi economici e sociali. Va detto con precisione che i tagli di cui si parla sono quelli proposti dalla Commissione europea. Sono una posizione di partenza nel negoziato tra i governi, non una decisione presa.
I numeri spiegano la preoccupazione. Sull’arco di sette anni la Coesione vale circa 400 miliardi, l’agricoltura circa 300. Sul totale del bilancio, la prima pesa meno del 20% e la seconda meno del 15%. Nel ciclo 2021-2027 il loro peso andava dal 30 al 35 per cento. Per Il Sole 24 Ore, l’obiettivo dei firmatari è contenere le perdite.
Nessuno dei diciassette nega però che servano soldi per altro. La lettera riconosce le nuove priorità: difesa e sicurezza, competitività, connettività, energia, resilienza. La condizione è che non si paghino togliendo risorse ai due capitoli storici. Nuove ambizioni, scrivono, richiedono fondi aggiuntivi.
Da dove arrivano, allora? I firmatari si dicono disposti a ragionare su nuove risorse proprie dell’Unione, purché giuste, semplici e non regressive. Tra le opzioni per creare margine di spesa citano tempi più lenti per restituire NextGenerationEU e strumenti di debito comune, limitati e mirati a obiettivi strategici chiari. È un’apertura notevole, perché lega la difesa dei fondi tradizionali a nuovo debito europeo, ma resta una richiesta politica. La lettera non quantifica quanto debito e per quali scopi.
C’è poi il capitolo dei contributi nazionali. I leader vogliono superare i rebates, gli sconti di cui godono pochi Stati membri, e chiedono che il peso di ciascun paese tenga conto anche del livello di ricchezza. Il Sole 24 Ore non elenca i diciassette firmatari, quindi non si sa chi sostenga questa linea con più convinzione.
I prossimi passi sono già in calendario. Gli Amici della Coesione chiedono alla presidenza irlandese di tenere conto delle loro richieste nel prossimo Negotiating Box, il testo di base del negoziato, atteso al Consiglio di metà ottobre. Meloni e Dan ospiteranno inoltre un altro incontro dei leader del gruppo a margine del vertice, per tenere una linea comune. Dal Parlamento europeo la vicepresidente Antonella Sberna ha dichiarato che su questi due capitoli non si deve intervenire.
Per chi lavora in un’azienda agricola o in un ente che gestisce fondi europei, il Negotiating Box di metà ottobre mostrerà se i tagli proposti restano sul tavolo. Quel testo vale più della lettera.
Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Giuseppe Chiellino pubblicato sabato 3 ottobre 2026.