Bending Spoons ha rilevato Miro, lo strumento di lavagna digitale collaborativa usato da team di lavoro in tutto il mondo, pagando 1,355 miliardi di dollari in contanti. L’azienda milanese guidata da Luca Ferrari continua così una fase di espansione che in pochi giorni ha già portato all’acquisto di Airtable, pagato 1,28 miliardi di dollari.
Miro nasce nel 2011 per mano di due imprenditori russi, Oleg Shardin e Andrey Khusid. La piattaforma (costruita su funzioni di intelligenza artificiale pensate per aiutare i team a organizzare idee e progetti) ha vissuto il momento di massima crescita durante la pandemia, quando milioni di persone passate a lavorare da casa hanno reso indispensabili gli strumenti digitali condivisi per organizzare il lavoro dei team. Nel 2022, dopo aver raccolto 400 milioni di dollari da nuovi investitori, la società era stata valutata 17,5 miliardi di dollari: quasi tredici volte il prezzo pagato oggi da Bending Spoons.
Il numero di persone che usano Miro supera i 100 milioni, con 250mila clienti attivi in tutto il mondo. I ricavi ricorrenti si aggirano sui 600 milioni di dollari l’anno, e il 90% arriva da clienti business ed enterprise. Circa 750 aziende, da sole, generano oltre 100mila dollari l’anno a testa, secondo quanto dichiarato dal fondatore Khusid.
Ferrari ha spiegato che l’obiettivo, una volta chiusa l’operazione, è investire su affidabilità e funzionalità del prodotto, mantenendo l’azienda nel lungo periodo invece di rivenderla dopo pochi anni. L’accordo dovrebbe chiudersi nel quarto trimestre 2026, in attesa del via libera delle autorità competenti.
È la seconda volta in pochi giorni che il gruppo milanese supera il miliardo in un’acquisizione, dopo Airtable, e questo mostra quanto la strategia di Bending Spoons punti a consolidare software collaborativo B2B con operazioni miliardarie piuttosto che con crescita organica. Il gruppo era arrivato in Borsa a inizio luglio con un prezzo che lo valeva 18,4 miliardi. Da allora la capitalizzazione è cresciuta fino a toccare quota 24 miliardi di dollari.
La crescita del titolo ha effetti diretti anche sul patrimonio personale dei fondatori. Guardando la chiusura di Borsa del 9 settembre, Ferrari risulta il 38esimo italiano più ricco con un patrimonio da 3,1 miliardi di dollari, secondo le stime di Forbes. Anche gli altri due cofondatori entrano nella stessa fascia: Matteo Danieli e Luca Querella valgono 2,9 miliardi a testa, mentre Francesco Patarnello si ferma a 2,8 miliardi.
Per chi segue il titolo Bending Spoons in Borsa, il test vero arriva nei prossimi mesi: bisognerà capire se il gruppo riesce a integrare due acquisizioni miliardarie nello stesso trimestre senza intaccare i margini che finora hanno giustificato la sua valutazione.
Dati e dichiarazioni riportati da Forbes.it, pubblicato il 10 settembre 2026.