Il Mef ha spostato a fine settembre la scadenza per le offerte vincolanti su Bdm Banca, l’istituto nato dalla ristrutturazione dell’ex Popolare di Bari. Il termine era fissato al 18 settembre. Lo slittamento arriva secondo quanto scrive Soldionline, che cita fonti finanziarie vicine al dossier.

Sul tavolo restano quattro proposte, costruite in modo diverso tra loro. Unicredit e Credit Agricole, già presenti da anni sul mercato bancario italiano, si contendono l’operazione insieme a Credem, l’istituto di credito emiliano, e alla cordata Iccrea-Bppb, che unisce il gruppo cooperativo Iccrea a una piccola popolare pugliese. L’apertura della data room, il passaggio attraverso cui i candidati acquirenti esaminano bilanci e documenti riservati, risale allo scorso luglio. A valutare le quattro proposte sarà prima l’advisor incaricato della procedura di vendita: la parola finale spetta comunque al Mef, unico azionista con potere di decidere.

Il Mef, che oggi controlla l’istituto, vuole chiudere la scelta entro dicembre. I tempi restano però legati ai criteri che il governo sceglierà di privilegiare. Contano tre fattori: l’incasso che la vendita porterà alle casse pubbliche, le tutele per chi lavora in banca e la scelta di lasciare a Bari le leve di comando. Le quattro proposte, secondo le fonti, pesano questi elementi in modo diverso. Deciderà il governo, con gli uffici tecnici del Mef, quale fattore pesare di più nel giudizio finale.

Il precedente più vicino riguarda Mps, altro caso di banca con un’importante partecipazione statale negli anni passati. Lì il governo ha ripetuto di non voler entrare nel merito degli esiti, chiedendo solo che l’istituto non finisse smembrato. Oggi lo Stato in Mps ha una quota residuale. In Bdm Banca resta invece l’azionista di controllo: una differenza che cambia il peso politico della scelta finale.

Bdm Banca è tornata in utile dopo un piano di ristrutturazione costoso, seguito al salvataggio della ex Popolare di Bari. Il dato rende l’operazione più appetibile agli occhi dei quattro pretendenti e aiuta lo Stato venditore a spuntare condizioni più favorevoli in trattativa. Nel perimetro della vendita rientra anche Cassa Orvieto, controllata della banca. Per entrambe pesano le richieste locali legate alla presenza di un presidio creditizio nel Mezzogiorno, vista come leva per l’economia del territorio.

Per chi segue il credito nel Mezzogiorno, il segnale da guardare non è la scadenza di fine settembre in sé, ma quale criterio, tra prezzo, occupazione e radicamento territoriale, il Mef sceglierà di far pesare di più. Da quella scelta dipenderà chi controllerà sportelli e clienti dell’istituto barese nei prossimi mesi.

Dati e ricostruzione riportati da Soldionline, sulla base di fonti ANSA, il 12 settembre 2026.