La Bce ha deciso un rialzo di un quarto di punto: il costo del denaro passa così al 2,50%, dal precedente 2,25%. A segnalare le conseguenze per le famiglie è la Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani, per cui l’aumento renderà più pesanti sia i mutui sia i prestiti per beni di consumo.
Le cifre diffuse dal sindacato, però, non fotografano quel singolo scatto da un quarto di punto: la Fabi ha costruito una simulazione su un salto più ampio, un costo del denaro che parte dal 3,00% e arriva fino al 4,50%, un punto e mezzo in totale. È a quell’ipotesi, distinta dai 0,25 punti realmente decisi, che restano legate le cifre che seguono.
In quello scenario, un finanziamento del valore di 150.000 euro con durata trentennale costerebbe circa 128 euro in più ogni mese, oltre 1.500 euro nell’arco di un anno. Per un importo più alto, 250.000 euro sempre su trent’anni, la rata mensile salirebbe fino a 213 euro, il valore più alto calcolato dalla Fabi, che vale solo per gli importi e le durate più pesanti, non per ogni mutuo.
Il tema arriva mentre il credito concesso alle famiglie italiane torna a espandersi dopo una fase difficile. Tra gennaio e luglio 2026 il totale tra mutui, prestiti personali e finanziamenti al consumo è cresciuto di 12,92 miliardi, l’1,9% in più del livello di chiusura 2025. A pesare di più sono stati i mutui, saliti di 9,2 miliardi, seguiti dai finanziamenti al consumo con 4,61 miliardi aggiuntivi.
Per il segretario generale del sindacato, Lando Maria Sileoni, questa ripresa del credito è un dato incoraggiante: mostra che le famiglie e le banche hanno rimesso in circolo risorse importanti per l’economia reale del Paese, dopo un periodo complicato. Sileoni avverte però che un nuovo giro di rialzi potrebbe scoraggiare proprio le famiglie che stavano tornando a indebitarsi, in un momento delicato per i consumi.
Un rischio simile riguarda anche il credito al consumo, la voce che negli ultimi mesi è salita in percentuale più di ogni altro canale di prestito destinato alle famiglie. Qui la base di partenza è diversa: Banca d’Italia stima il tasso medio a luglio 2026 all’8,68%, e la Fabi lo ha proiettato al 9,50% per calcolare l’effetto su acquisti comuni. Con quella proiezione, un’auto del valore di 20.000 euro con un piano a sei anni costerebbe circa 365 euro al mese, mentre una vacanza da 5.000 euro pagata in quattro rate annuali salirebbe a poco più di 125 euro mensili.
Restano stime di parte, prodotte da un sindacato di categoria e non verificate da un ente indipendente, costruite su un’ipotesi più severa di quella effettivamente applicata dalla banca centrale. La Fabi non ha indicato una scadenza per un eventuale salto fino al 4,50%, né se lo consideri lo scenario più probabile nei prossimi mesi.
Chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando un acquisto a rate dovrebbe simulare fin da ora l’effetto di un ulteriore aumento dei tassi sulla propria rata, prima di firmare o rinnovare le condizioni nei prossimi mesi.
Secondo quanto riportato da Adnkronos, le stime citate arrivano dalla Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani.