Giovedì la Bank of England ha lasciato il tasso di riferimento fermo al 3,75%, con il comitato di politica monetaria diviso 6 a 3. Il comitato conta nove membri in totale, e la maggioranza di sei ha ritenuto prematuro un rialzo aggiuntivo. I tre membri che chiedevano un rialzo hanno rinnovato, come nel meeting precedente, la richiesta di un aumento da 25 punti base, senza convincere la maggioranza.

Il tasso resta invariato dopo che l’istituto ha registrato un’attività economica più solida delle attese e, secondo il comitato, poche prove di un contagio dell’inflazione sui salari e sui prezzi al consumo di seconda fascia. Il rischio di quel contagio resta comunque aperto finché il costo dell’energia si mantiene sopra i livelli storici.

Secondo quanto riportato da Wall Street Italia, Jamie Niven, gestore obbligazionario senior di Candriam, legge la decisione come priva di sorprese vere. Nessuno dei tre membri favorevoli alla conferma dei tassi attuali ha parlato di una scelta in bilico, e la guidance del comitato non è cambiata rispetto al mese scorso.

Secondo Niven, la banca centrale britannica resta più cauta delle altre grandi banche centrali nel percorso dei rialzi: i mercati continuano comunque a scontare rialzi per quasi cento punti base entro i prossimi dieci mesi. Un simile livello di stretta, però, appare oggi poco realistico: separare quanto i mercati scontano da quanto il comitato è disposto a fare è diventato l’esercizio centrale per chi guarda alla sterlina e ai gilt.

Gli economisti di ING collegano il prossimo movimento a un solo fattore: il prezzo dell’energia. Nel loro scenario base i tassi restano fermi, a patto che i prezzi energetici scendano nelle prossime sei settimane. Se invece l’energia non arretra, ING prevede un rialzo a novembre e uno probabile a febbraio, entrambi descritti come mosse compiute con riluttanza più che con convinzione.

La differenza tra i due scenari non è cosmetica. Un rialzo a novembre cambierebbe il costo dei mutui a tasso variabile nel Regno Unito proprio nel trimestre più delicato per i consumi natalizi, mentre un’altra pausa lascerebbe la sterlina esposta a chi scommette su un allentamento più rapido di quanto il comitato sembra intenzionato a concedere.

Per chi segue i mercati valutari o ha esposizioni in sterline, il dato da monitorare da qui a novembre non è il tasso di oggi ma i prezzi dell’energia nel Regno Unito: è quella variabile, più di qualsiasi comunicato della Bank of England, a stabilire se il 2026 chiuderà con un’altra pausa sui tassi o con la prima stretta da mesi.

Dati e dichiarazioni riportati da Wall Street Italia nella cronaca della riunione della Bank of England di giovedì 17 settembre 2026.