Il settore bancario europeo ha perso quasi 920.000 posti di lavoro dal 2010 al 2025, tra fusioni, ristrutturazioni e la spinta della trasformazione digitale. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che ha pubblicato un’elaborazione di dati della Banca Centrale Europea realizzata dalla Fabi, il sindacato dei bancari italiani.
In Italia i lavoratori del credito sono scesi da 321.000 a 257.966 in quindici anni, un calo del 20%. È dieci punti sotto la media europea del 30%. Gli sportelli sul territorio si sono ridotti ancora di più: da 33.631 nel 2010 a 19.182 oggi, 14.449 filiali chiuse.
La Spagna racconta una storia diversa. Dopo anni di espansione che avevano fatto crescere gli organici del 7% fino al 2010, la crisi immobiliare e i salvataggi bancari hanno costretto il settore a tagliare 95.158 posti, il 36% del totale, arrivando da 261.389 a 166.231 dipendenti. È la contrazione più profonda tra i grandi paesi europei.
Germania e Francia si collocano a metà strada. Le banche tedesche sono scese da 615.616 a 520.449 lavoratori, una riduzione del 15%. In Francia il calo è stato dell’8%, con gli organici ridotti da 412.933 a 378.127.
Secondo il segretario generale della Fabi, Sileoni, la differenza italiana nasce da uno strumento che negli altri paesi europei non ha equivalenti diretti: il Fondo di solidarietà del settore, nato nel 2000 e finanziato dalle banche stesse, usato per accompagnare le uscite volontarie dei lavoratori più anziani senza ricorrere ai licenziamenti. Dal 2012 si è aggiunto un secondo strumento, il Fondo per l’occupazione, che ha permesso 41.841 nuove assunzioni fino a febbraio 2025 e ha sostenuto il ricambio generazionale nelle filiali.
Sileoni segnala un rischio proprio adesso che si apre la trattativa per rinnovare il contratto nazionale. Nella fase in cui i conti delle banche erano sotto pressione, ricorda, i rinnovi salariali sono rimasti contenuti e molti accordi hanno spostato il costo del lavoro sulle uscite anticipate. Ora che la redditività del settore è tornata alta, la richiesta sindacale è che quella coerenza valga anche al contrario.
Il testo non riporta cifre indipendenti sull’andamento della redditività bancaria negli ultimi anni: la Fabi cita l’inversione di rotta per sostenere la propria posizione negoziale, senza allegare un bilancio comparato.
Per chi lavora in banca, il prossimo rinnovo contrattuale sarà il primo banco di prova per capire quanto quella redditività si trasformerà davvero in busta paga. Per chi è cliente, la chiusura di quasi metà degli sportelli italiani in quindici anni conferma una tendenza difficile da invertire: la filiale fisica resta ormai un’eccezione da programmare, non più la modalità di default per operare con la propria banca.
Secondo Il Sole 24 Ore, che il 27 agosto 2026 ha pubblicato l’elaborazione di dati Bce realizzata dalla Fabi, a firma di Cristina Casadei.