Bper, Mps, Banco BPM, UniCredit e Intesa Sanpaolo hanno chiuso il primo semestre del 2026 con utili netti complessivi superiori a 15 miliardi, in aumento del 3,7% rispetto al primo semestre del 2025. A fotografare i conti dei cinque maggiori gruppi bancari italiani è un’analisi della Fondazione Fiba, il centro studi di First Cisl, ripresa da Wall Street Italia.
Il dettaglio interessante non riguarda il margine di interesse, rimasto quasi fermo con una variazione dello 0,2% in negativo su base annua. A spingere la redditività sono state altre voci: le commissioni nette hanno guadagnato il 6,3%, il risultato dell’attività assicurativa è balzato del 24,2%. Sommate, queste due componenti valgono ormai il 39% dei ricavi complessivi dei cinque gruppi.
Il segnale è chiaro. Le banche dipendono sempre meno dal prestare denaro e sempre più dal gestirlo per conto dei clienti. Dentro la raccolta indiretta, salita del 3,1% nel periodo, la voce che corre più veloce è il risparmio gestito, avanzato del 4,6% anche grazie ai mercati finanziari in rialzo. La raccolta diretta, per confronto, è cresciuta del 3,6%.
Per un istituto di credito il risparmio gestito porta un vantaggio strutturale: produce commissioni ricorrenti legate alla consulenza e alla gestione del portafoglio, a prescindere dal livello dei tassi. È lo stesso motivo per cui il wealth management, cioè l’insieme dei servizi di investimento, protezione assicurativa e pianificazione patrimoniale rivolti alla clientela più facoltosa, sta diventando una priorità dichiarata dai grandi gruppi.
La redditività non arriva solo dal lato dei ricavi. I costi operativi sono scesi dell’1,1%. Il rapporto cost/income, cioè quanto le banche spendono per generare un euro di ricavo, era al 39,6% dodici mesi prima e ora cala al 37,2%, un livello ben più basso della media dei concorrenti europei, ferma al 50,7%. Il costo del personale pesa sempre meno sui proventi operativi: quasi nove punti percentuali in meno rispetto alla fine del 2022, per un peso oggi al 23,1%.
Questa efficienza ha un contraltare fisico. Rispetto a giugno 2025 gli istituti contano 333 sportelli in meno e 5.621 dipendenti in meno. Meno filiali sul territorio e meno personale accompagnano lo spostamento verso servizi digitali e attività a margine più alto, tra cui appunto la consulenza patrimoniale.
Sul fronte del credito gli impieghi sono tornati a crescere, del 6,3%, dopo anni di sostanziale stallo. La qualità resta solida: i crediti deteriorati si fermano all’1,1% del totale e il costo del rischio si ferma a 22 punti base. Il Cet1 ratio, l’indicatore che misura la solidità patrimoniale delle banche, tiene al 14,1% nonostante dividendi e riacquisti di azioni proprie.
Chi ha un conto corrente in uno di questi istituti vedrà probabilmente la prossima proposta allo sportello spostarsi da un semplice conto deposito verso fondi, polizze e servizi di gestione patrimoniale. Prima di sottoscrivere, conviene confrontare i costi di gestione con il rendimento atteso.
Dati tratti dall’analisi della Fondazione Fiba, il centro studi di First Cisl, sui conti del primo semestre 2026, riportati da Wall Street Italia il 10 agosto 2026.