Tra gennaio e settembre 2026 la raccolta netta di Azimut ha toccato 10,9 miliardi di euro. Solo a settembre i risparmiatori hanno affidato al gruppo 683 milioni, e 459 milioni sono arrivati dai mercati privati, cioè investimenti in società e progetti non quotati in Borsa. Lo ha comunicato la stessa società, come riporta Wall Street Italia mercoledì 7 ottobre.

Il patrimonio gestito ha raggiunto 158,9 miliardi di euro a fine settembre, il 13% in più rispetto a inizio anno. Una parte della crescita, però, dipende dall’andamento dei mercati e non dai soldi nuovi versati dai clienti. La raccolta netta, invece, misura solo questi ultimi.

La spinta di settembre ha due motori. Il primo è HighPost, la controllata statunitense di Azimut. Il secondo è la rete italiana, che ha collocato in esclusiva sul mercato nazionale un club deal, un investimento riservato a pochi sottoscrittori, legato a un’azienda aerospaziale. In Italia la domanda dei clienti, sommando mercati pubblici e privati, è arrivata vicina a 800 milioni.

Per l’estero il piano industriale Elevate 2030 fissa un obiettivo annuo che va da 5 a 8 miliardi. Nei primi nove mesi il gruppo ne ha già raccolti 5,9. Il minimo della forchetta è dunque superato con tre mesi di anticipo, mentre il tetto di 8 miliardi è ancora davanti. Il comunicato presenta il risultato come un successo sul target, ma per ora vale solo per la soglia più bassa.

Il quadro ha anche un lato debole: la Turchia. Nel mese sono usciti circa 695 milioni dal Paese, cioè più di quanto abbiano generato i soli mercati privati. Azimut li attribuisce a tensioni temporanee che hanno colpito il settore finanziario locale. Sono una spiegazione e una stima della società, che non ha indicato quando il fenomeno dovrebbe rientrare.

L’amministratore delegato e direttore finanziario Alessandro Zambotti parla di una piattaforma resiliente e diversificata. Si dice convinto che le tensioni turche siano transitorie e conferma l’impegno del gruppo nel Paese. Aggiunge che l’ultimo trimestre potrà accelerare ancora.

Su quel trimestre pesa un fattore a parte: l’operazione Yapı Kredi, la cui chiusura è vicina. Zambotti stima un effetto vicino a 23 miliardi di euro. Il dato va letto con cautela: finché il closing non è completato, resta una previsione del management, non un flusso entrato nei conti.

Chi investe nei fondi del gruppo dovrebbe guardare i prossimi aggiornamenti mensili sulla raccolta. Diranno se i mercati privati reggono senza il contributo di un’operazione una tantum come il club deal, e quanto pesano ancora i deflussi turchi.

Dati comunicati da Azimut e riportati da Wall Street Italia il 7 ottobre 2026.